Sciopero per il clima, “Fridays for Future” e poi? Quali scelte per l’ambiente

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La locandina del Global Strike for Future, lo sciopero per il clima promosso per il 15 marzo in tutto il mondo


La locandina del Global Strike for Future, lo sciopero per il clima promosso per il 15 marzo in tutto il mondo

ANCONA – Sono oltre 130 le città italiane (ma oltre 1.300 a livello internazionale in ben 90 paesi di tutto il mondo) in cui oggi, venerdì 15 marzo, è in corso il primo sciopero per il clima, il “Climate Strike for Future“. Una manifestazione globale che vede insieme uomini e donne, giovani e meno giovani, uniti dal desiderio (ma più che altro dalla sempre più stringente necessità) di salvaguardare il pianeta dai cambiamenti climatici in atto.

Simbolo di questa iniziativa è la 16enne Greta Thunberg, ormai nota a livello mondiale non solo per questa protesta avviata attraverso i “Fridays for Future” di sciopero davanti al parlamento svedese ma anche per aver “tirato” le orecchie ai potenti di tutto il mondo. Ma cosa possiamo fare di concreto perché il nostro contributo sia significativo per l’ambiente nella lotta all’inquinamento, al surriscaldamento globale e al cambiamento del clima mondiale?
Alcune indicazioni arrivano dal Wwf che ha stilato un elenco di azioni – un promemoria ma anche una serie di spunti se qualcuno volesse usarli ed approfondirli – che valgono sia per i politici, le istituzioni e le aziende, sia per i singoli cittadini alle prese con la quotidianità.

Innanzitutto chiunque di noi può fare la differenza smettendo di usare veicoli inquinanti, come vecchie auto a benzina o diesel, e scegliere in alternativa di andare a piedi, usare la bicicletta o i mezzi pubblici, pretendendo che vengano tramutati in elettrici o ecologici. Anche in casa, possiamo optare per quei servizi che usano energie rinnovabili e perlomeno provare a risparmiare comunque più energia possibile, anche se verde. Di sicuro, non è più sostenibile per l’ambiente e per il clima rifornirsi da fonti fossili. Sempre in tema di sprechi, dato l’alto costo e dispendio di energia per produrli, anche la scelta dei generi alimentari è importante: vale la pena quindi consumare cibi che siano stati prodotti nel mondo più sostenibile, e quindi bisogna informarsi su questi aspetti.

Certe scelte però diventano meno efficaci se chi governa, chi amministra, chi decide per noi, non cambia la propria linea di pensiero sul tema dei cambiamenti di clima e dello sviluppo sostenibile. Innanzitutto bisogna uscire dalla logica del breve termine: perché non paga e soprattutto perché ciò che si sta producendo oggi avrà ripercussioni per molti anni. Quindi occorre comprendere le relazioni tra le scelte governative, tra i sistemi di sviluppo e i problemi ambientali e individuare le soluzioni per agire immediatamente (come la riduzione delle emissioni di CO2 entro il 2030).

In questo contesto, poca differenza fa davanti a un’alluvione o al riscaldamento globale se siamo ricchi o poveri: certamente alcuni sono più vulnerabili durante le catastrofi ambientali ma l’ottica deve cambiare per tutti e anche nel mondo economico. La mission che molti si pongono (senza poi davvero applicarla) della sostenibilità ambientale del proprio modello di sviluppo deve essere prioritaria, quanto la logica del profitto. Un po’ come le scelte che possiamo fare tutti noi, anche le aziende possono optare per energie pulite e da fonti rinnovabili, così come i materiali devono essere scelti non solo in base al prezzo, ma anche in base alla CO2 emessa e alle risorse impiegate per produrli. Il che tutelerà il clima e, di conseguenza, le nostre vite e quelle di chi verrà dopo.





fonte Centropagina

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