all’obitorio non c’è più spazio, decine di salme in attesa di cremazione

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all'obitorio non c'è più spazio, decine di salme in attesa di cremazione


PESARO – Sono i due luoghi che restituiscono la dimensione della portata del Coronavirus: la camera mortuaria di Muraglia e l’impianto di cremazione a Fenile. Lo spazio è risicato e ci sono salme che attendono di essere cremate da una decina di giorni. Tanto che Aspes, società che gestisce i servizi cimiteriali, ha dovuto stringere in tutta fretta un accordo con Ravenna per poter ottemperare alle richieste delle famiglie. 

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Parenti che in questa fase oltre alla già difficile perdita devono subire anche lo strazio di non poter fare un funerale ai loro cari nella norma. E’ quanto accade a Pesaro, come sottolinea anche Luca Pieri, presidente Aspes. «Registriamo un eccesso di conferimenti per cremazioni a Fano. Nel corso degli ultimi mesi era aumentata la scelta della cremazione, ma in questa fase è esplosa. Siamo stati in forte sofferenza, con un paio di settimane di attesa per poter procedere. Ora i tempi stanno rientrando alla normalità grazie a un accordo stretto con il crematorio di Ravenna. Era l’unica alternativa per non intasare il sistema. Purtroppo è una fase di dolore e sofferenza, con un carico incredibile dettato dalle morti per il Coronavirus». All’impianto di Fenile era prevista anche la realizzazione di un secondo forno. «Abbiamo deciso di accelerare sui tempi, gli operai sono al lavoro e contiamo in qualche settimana di essere pronti».
 
Un dolore che viene raccontato anche nelle pagine del settimanale della diocesi de Il Nuovo Amico. «La camera mortuaria di Muraglia non riesce a contenere le salme dei nostri defunti. Al 25 marzo c’erano 63 persone all’obitorio di Pesaro che attendevano di essere cremate. Chi ha visto questo strazio racconta di corpi rivestiti solo da un lenzuolo in attesa di una cassa. Il crematorio di Fano è saturo e potrà nuovamente ricevere defunti dal 14 aprile». I cimiteri intanto sono chiusi in base a un’ordinanza comunale. E soprattutto i funerali in pratica non si fanno, se non con una benedizione a distanza. Pieri spiega che nei «27 cimiteri che gestisce Aspes c’è grande collaborazione da parte dei parenti dei defunti. È una fase straziante perché si lavora a porte chiuse e non ci sono cerimonie religiose. Ci sono persone in quarantena che non possono neppure partecipare a distanza». L’ordinanza garantisce comunque «la erogazione dei servizi di trasporto, ricevimento, inumazione, tumulazione, cremazione delle salme, e ammettendo la presenza per l’estremo saluto di un numero massimo di dieci persone». E impone anche «di garantire la disponibilità della camera mortuaria del cimitero Centrale e in caso di necessità della chiesa di S. Decenzio per il ricevimento e la custodia temporanea di feretri provenienti da strutture sanitarie cittadine o provinciali». Anche il sindaco Matteo Ricci tocca questo argomento. «Riceviamo tanti messaggi dei familiari dei deceduti, che non possono fare il funerale per i loro cari: sono il dolore più straziante».



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fonte Corriere Adriatico

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