l’incubo dei Comuni ora sull’orlo del default

0
1
l’incubo dei Comuni ora sull’orlo del default


ANCONA – Niente da fare. Dopo l’emergenza sanitaria, la crisi economica, le difficoltà delle famiglie e la ripresa a rilento delle attività commerciali, il Coronavirus continua ad insinuarsi subdolamente nelle pieghe della quotidianità, completamente stravolta ormai da quasi quattro mesi. Adesso anche i Comuni marchigiani stanno con il fiato sospeso: entro il 31 luglio dovranno approvare i bilanci di previsione ma nelle casse dei municipi si sta raschiando il fondo e nemmeno i salti mortali degli uffici di ragioneria riusciranno a far quadrare i conti. Un po’ di ossigeno è arrivato nelle scorse ore dal Fondo per le funzioni fondamentali degli enti stanziato dal Governo: 3 miliardi in tutto, ma nel frattempo anche nelle Marche è arrivato l’anticipo del 30%. 

Che per la città di Ancona significa 1,6 milioni, per Pesaro 1,4 milioni, per Macerata poco più di 626mila euro, per Ascoli 819mila euro e per Fermo quasi 485mila euro. Ma la situazione è drammatica, perché le entrate sono ridotte ai minimi termini. Il Covid ha spazzato via la tassa di soggiorno, la Tosap-Cosap, la tassa sulla pubblicità, gli introiti determinati dalle sanzioni, dai parcheggi, dalle rette degli asili nido e dai trasporti pubblici. Ma anche dell’Imu e della Tari. Guido Castelli, ex sindaco di Ascoli e presidente nazionale della Fondazione Ifel (Istituto per la finanza e l’economia locale) è reduce da un’audizione con il premier Conte ed i sindaci Metropolitani e la situazione è esplosa in tutta la sua gravità.

LEGGI ANCHE:

Movida e assembramenti: il sindaco vieta le spiagge libere di notte

 
«Il primo ministro ha promesso altri 3 miliardi per i Comuni, ma nel frattempo i ragionieri entro la fine di luglio dovranno certificare l’equilibrio di un bilancio che invece non c’è. Perché non si sa quando arriveranno i soldi dello Stato e soprattutto a tutt’oggi è difficile capire quanto il Coronavirus deteriorerà le entrate di ogni ente». Castelli con l’Ifel ha ipotizzato tre scenari per la riduzione delle entrate a livello nazionale: la prima – più ottimistica – di 3,6 miliardi di euro; la seconda di 6,4 miliardi e l’ultima – quella più drammatica – di 8,1 miliardi. «In questo quadro di totale incertezza – spiega ancora l’ex sindaco di Ascoli – abbiamo chiesto al Governo che venga introdotta una norma ad hoc per proteggere ragionieri e sindaci che tenga conto del quadro sanitario e degli impegni del governo al momento della stesura del bilancio di previsione. Altrimenti l’alternativa sarà cancellare i servizi». E se la perdita stimata per la Tari è del 20%, quella per la tassa di soggiorno rasenta il 90%. «C’è poi da considerare l’evasione dell’Imu del circa 15% – spiega ancora Guido Castelli – a causa delle minori entrate dei nuclei familiari».

Il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, come presidente Anci Marche ha già convocato il direttivo per la prossima settimana. «Con l’emergenza Covid i Comuni si sono ritrovati inevitabilmente ad avere più spese di fronte ad entrate praticamente congelate – spiega il candidato governatore del Pd – E se gli enti lavorano per dodicesimi (cioè programmando le spese mensilmente) c’è il rischio che si spendano fondi come l’anno precedente ma che in realtà non entreranno nelle casse comunali e determinando così il disavanzo». Una situazione talmente intricata che mette in difficoltà tutti i primi cittadini, indistintamente, tanto che potrebbero essere addirittura mille i municipi in tutta Italia sull’orlo del default. «Come Anci – sottolinea Mangialardi – stiamo facendo grande battaglia e abbiamo avuto rassicurazioni ministro Gualtieri e la parola del primo ministro per una ulteriore misura a sostegno dei sindaci. Il problema però sono i tempi, perché nel frattempo i Comuni stanno andando tutti in anticipazione di cassa, dal momento che mancano le entrate». 


© RIPRODUZIONE RISERVATA





fonte Corriere Adriatico

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here