variante inglese, focolai e contagi a scuola

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variante inglese, focolai e contagi a scuola


ANCONA – Se la provincia di Ancona non trainasse i contagi con un’incidenza dei nuovi positivi tra le più alte in Italia (ieri al sesto posto, dopo giornate nella top five). Se non circolassero diffusamente varianti come quella inglese, ormai prevalente in alcuni comuni dell’Area Vasta 2, capace di passare di ospite in ospite con il 50% di facilità in più rispetto al ceppo virale originario di Sars-Cov-2. Se non cominciasse a sentirsi il “rimbalzo” della riapertura delle scuole superiori, sia pure a metà con la Dad, tanto che nell’ultima settimana sono aumentati del 40% i contagi riconducibili a contatti avvenuti nelle scuole di ogni ordine e grado.


 

Ci sono troppi “se”, per tirare un sospiro di sollievo, ma al netto di queste tre ingombranti incognite, unite a un’occupazione per Covid dei posti letto complessivi ancora sopra soglia anche se ieri in calo, le curve dell’epidemia nelle Marche mostrano una tendenza negli ultimissimi giorni in leggero miglioramento. 

Sotto quota cento

Anche la provincia di Ancona, che pure nella settimana conserva una media di nuovi positivi giornaliera di 186 casi, negli ultimi due giorni è restata sotto quota 100. E se una flessione era prevedibile lunedì (con un lotto di 495 tamponi molecolari testati domenica in tutte le Marche), gli 87 di ieri sono una frenata incoraggiante, in attesa di verificare se è l’inizio di una tendenza o una semplice fluttuazione statistica. Intanto l’incidenza settimanale di casi per 100mila abitanti – il dato che misura la densità dei contagi in base alla popolazione e dunque fa da precursore per segnalare rialzi dei contagi – è sceso per la provincia di Ancona a 264,6 (sesto valore più alto in Italia) dopo aver superato l’altro ieri i 280. Un’anomalia rispetto al resto delle Marche, che viaggiano come dato regionale a un’incidenza settimanale di 170 casi ogni 100mila abitanti.
Se in provincia di Ancona divampano focolai difficili da spegnere con misure da zona gialla (in Valmusone, nell’entroterra fabrianese e in Vallesina) nel resto della regione l’epidemia corre molto di meno. In provincia di Fermo (appena 111 positivi scoperti nell’ultima settimana) l’incidenza è stata di 63,8 ogni 100mila abitanti, abbastanza vicina alla quota 50 fissata dall’ultimo Dpcm anti-Covid come valore soglia per tornare in zona bianca, quasi come se l’epidemia non ci fosse. Ascoli è a 188 casi (con un incidenza di 91), Macerata a 473 (67,6) Pesaro Urbino a 518 (74). 
Ma oltre all’andamento difforme dell’epidemia – ancora surriscaldata solo in una provincia su 5, anche se è quella del capoluogo, con quasi un terzo del totale dei residenti – a convincere il governatore Acquaroli a non calcare troppo la mano con le misure di contenimento dev’essere stato il trend dei casi sintomatici. Nelle ultime tre settimane il dato su sette giorni è sceso da 324 a 314 a 313 e tra ieri e lunedì i contagi con qualche segno clinico del Covid-19 sono stati appena 62. Ieri è sceso anche il saldo dei ricoveri per Covid, grazie soprattutto a 38 dimissioni in 24 ore. Negli ospedali marchigiani sono ricoverati 615 pazienti con patologie correlate al virus (5 in meno del giorno prima) e sono scesi anche i pazienti in terapia intensiva, da 83 a 80. E purtroppo ad alleggerire la pressione sugli ospedali ha contribuito in maniera drammatica il gran numero dei decessi, 15, tutti con patologie pregresse. Si tratta di 11 uomini e 4 donne. La più giovane una chiaravallese di 60 anni ricoverata a Jesi, il più anziano un centenario di Osimo all’Inrca.

 



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fonte Corriere Adriatico

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