Gli intergruppi all’“ombra” del governo Draghi, la parola alla politica

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Crisi di governo, è caccia ai responsabili. Le opinioni dei politici marchigiani


ANCONA – Mentre Mario Draghi ha ottenuto nella serata di ieri la fiducia al Senato e si appresta in giornata a recarsi alla Camera, ad agitare le acque della politica nazionale sono gli intergruppi parlamentari. Il primo a prendere forma all’ombra del Senato è quello fra Pd-M5s e Leu, ma un altro ne potrebbe presto nascere su proposta della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per riunificare il centrodestra che vede Lega e Forza Italia con propri ministri al governo e Fdi all’opposizione. Un universo in evoluzione con una maggioranza variegata ed eterogenea unita da una missione comune, quella di dare risposte celeri e concrete ad un paese che la pandemia ha messo all’angolo.

Ma proprio questo quadro variegato, basato su una maggioranza impensabile solo fino a qualche mese fa, suscita diverse reazioni, visto anche che sulla scacchiera è partita aperta. Intanto c’è chi inquadra l’intergruppo di centrosinistra come una scelta volta a condizionare il “neo-nato” esecutivo e a mascherare le divisioni interne che stanno lacerando i partiti della “triade” di centrosinistra.

«La scelta di costituire un intergruppo fra Pd-M5s-Leu non aiuta il governo Draghi perché punta a dividere chi lo sostiene creando una maggioranza nella maggioranza per condizionarne le scelte – afferma Piergiorgio Carrescia, membro dell’assemblea nazionale di Italia Viva – : è la replica del perdente modo di governare del Conte- bis dove i tre partiti erano una maggioranza nella maggioranza e non ha funzionato».

Matteo Renzi con l’onorevole Piergiorgio Carrescia

Italia Viva, ritirando la sua delegazione al governo, ha provocato la caduta del Conte-bis, dopo i forti dissensi sulla linea tenuta dall’esecutivo. Il nuovo governo guidato da Mario Draghi, ex presidente della Bce (Banca Centrale Europea), conta 23 ministri di cui 15 politici e 8 tecnici ed è sostenuto da centrosinistra e parte del centrodestra, ad esclusione di Fratelli d’Italia che resta all’opposizione.

«Il nuovo governo Draghi, lo ha ribadito anche il nuovo Presidente del Consiglio, non ha e non deve avere una caratterizzazione partitica» dichiara Carrescia, aggiungendo che «costituire la “Triplice Alleanza” alla vigilia, guarda caso, delle nomine dei Sottosegretari e del voto di fiducia che lacera sia il M5s sia LeU ormai orfano di Articolo Uno, serve soprattutto a nascondere le divisioni che percorrono Pd e grillini e pone l’attenzione più ai posizionamenti che ai problemi veri del Paese».

Una scelta che secondo l’esponente di Italia Viva «affonda definitivamente»  il “Pd riformista” nato con Veltroni 15 anni fa: «L’abbraccio con il populismo grillino e le nostalgie ideologiche di Leu, ancorata ai miti della sinistra del novecento, sono agli antipodi di un progetto di riformismo moderno, liberale e democratico. Per il Pd è la declinazione, senza Congresso o Primarie, di una svolta politica voluta dalla dirigenza Zingaretti-Bettini che dopo un anno e mezzo di fidanzamento al traino del M5S ha deciso il matrimonio, arruolando (o pensando di arruolare) i grillini stessi in una nuova sinistra».

Carrescia parla di una alleanza, quella fra Pd-M5s-Leu che «guarda al passato e ai populisti» mentre afferma che Italia Viva «vuole costruire con altre forze politiche liberali, democratiche, civiche e riformiste un’area che guarda al futuro, ai giovani, alla crescita e non alla “decrescita felice” di Beppe Grillo & Co».

Insomma, l’intergruppo «non solo non aiuta il Governo ma neppure l’area di centrosinistra per le prossime amministrative perché aumenta le difficoltà a fare sintesi fra tutti e nel contempo favorisce a destra il ricompattamento delle sue componenti», ma apre anche «“una prateria” a chi, come Italia Viva e altri, vuole veramente modernizzare il Paese e porre fine all’epoca destabilizzante e improduttiva dei soli “vaff…” e dei “No” a tutto».

Dall’altra parte della “barricata” il Movimento 5 Stelle che per voce del senatore Mauro Coltorti, fa sapere che «per ora non è una alleanza strutturale anche se molti parlamentari delle varie forze politiche la ritengono una ottima iniziativa. Nasce al Senato dove la maggioranza ora, con l’ingresso di Forza Italia e della Lega, è compromessa. Ma la maggioranza non è fine a se stessa: è basata su temi comuni che sono i medesimi che erano stati portati avanti con il Governo Conte due».

Mauro Coltorti, senatore

Secondo Coltorti si tratta di una alleanza «basata sulla comune esigenza di sostenere temi che il paese deve affrontare tra i quali la Transizione Ecologica assume particolare importanza, tema che è stato posto tra quelli imprescindibili da tutto il Movimento 5 Stelle».

Fra gli altri temi strategici il senatore annovera la digitalizzazione e la semplificazione delle procedure per arrivare «ad un efficientamento della Pubblica Amministrazione e della Giustizia. La stella polare sarà comunque sempre il sostegno delle categorie più deboli, in particolare di quelle ora particolarmente colpite dalla pandemia e l’abbattimento delle disparità sociali. È evidente che si tratta dei gruppi che hanno sostenuto sino in fondo il Governo Conte sostenendo il paese nelle fasi più critiche della pandemia e che sono riusciti grazie alla serietà della loro azione ad ottenere risorse economiche importanti ed indispensabili per risollevare il paese ed innovarlo in un contesto più umano e sostenibile».

Mario Morgoni
Mario Morgoni, parlamentare Pd

Il parlamentare del Pd Mario Morgoni, colloca l’intesa in una ottica di più ampio respiro e la ritiene una «scelta operativa intelligente e utile in questa fase per contribuire in modo più organico all’attività del nuovo governo anche in coerenza con le scelte queste forze politiche che hanno sostenuto con il governo precedente. Da questa esperienza potrebbe anche nascere un laboratorio per capire se queste forze politiche sono in grado insieme di elaborare una strategia comune per il futuro del paese. Intanto sarà interessante verificare nei prossimi passaggi quale sarà il grado di coesione di questa iniziativa e quali potranno essere gli sviluppi».

Emanuele Prisco e Francesco Acquaroli

Il deputato e commissario regionale di Fratelli d’Italia, Emanuele Prisco, riafferma la linea assunta dal leader del partito, spiegando che «i provvedimenti utili per l’Italia li sosterremo come abbiamo sempre fatto perché la nostra è una opposizione patriottica e costa zero, non vogliamo né sottosegretari né ministeri». Sulla proposta della Meloni di istituire un intergruppo fra Lega-Fdi-Forza Italia, Prisco afferma che «è una proposta che aveva già avanzato anche Salvini e che può rafforzare ulteriormente l’unità del centrodestra, nonostante le attuali posizioni nel quadro dell’esecutivo».

Pensa che questo nuovo quadro nazionale potrà influire in qualche maniera sulla Giunta regionale? «Rispondo con un no secco. La Giunta è salda e sta lavorando bene nelle Marche, c’è intesa e sinergia fra le diverse forze politiche che sono riuscite a creare una squadra coesa che condivide obiettivi e idee».





fonte Centropagina

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