Marche, giornata cruciale: tra giallo e arancione, occhi puntati sul “caso” Anconetano

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Marche, giornata cruciale: tra giallo e arancione, occhi puntati sul “caso” Anconetano


ANCONA – Nell’attesa della cabina di monitoraggio di domani, quando verrà sciolto il verdetto sui colori delle regioni per la prossima settimana, le Marche, insieme ad altre, sono tra le regioni considerate a rischio di passare in zona arancione. Le Marche sono in fascia gialla dal primo febbraio, una zona che consente regole meno rigide rispetto all’arancione, lasciando aperti bar e ristoranti. 

A far rischiare l’arancione alla nostra regione è il quadro epidemiologico presente nella provincia di Ancona dove si registrano praticamente la metà dei contagi da covid-19 rilevati. Una situazione che ha spinto il governatore Francesco Acquaroli a disporre una ordinanza che ne blinda i confini e che resterà in vigore fino alle 24 di sabato 20 febbraio per non sovrapporsi con le decisioni che assumerà domani il ministero della Salute, dopo il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità, quando deciderà i colori delle regioni. Intanto c’è attesa anche per quelle che saranno le decisioni del nuovo esecutivo targato Mario Draghi in vista dello scadere dell’ultimo Dpcm varato dall’ex premier Giuseppe Conte il cui termine è fissato al 5 marzo. 

La Provincia di Ancona

Il presidente Acquaroli ha spiegato che il «monitoraggio effettuato costantemente dovrà poi stabilire se saranno necessari ulteriori provvedimenti o se la situazione andrà a migliorare», aggiungendo che «questo non significa che ci aspettiamo un’ordinanza di restrizione dal ministero, ma teniamo presente, come succede ogni settimana ormai da mesi, che nella giornata di venerdì ci sarà data comunicazione rispetto alla fascia di colore della nostra Regione per la settimana successiva e in questo momento nessuno ha ancora certezze a riguardo».

A far tremare le Marche sono le varianti del virus, in particolare la inglese che sta ormai soppiantando le precedenti, ma nei giorni scorsi si sono registrati anche i primi casi di variante sudafricana e brasiliana. Mutazioni che il virus compie per continuare a diffondersi e che suscitano apprensione per la rapidità con cui si trasmettono, anche se ad oggi non risulterebbero più patogene. Però diffondendosi con maggiore facilità fanno salire in alto il numero dei contagi, specie nell’Anconetano dove il maggior numero di casi è stato riscontrato nei comuni di Loreto, Castelfidardo e Osimo. 

Se l’Rt dovesse confermarsi al di sotto dell’1 – il raggiungimento del valore 1 fa scattare la zona arancione -, le Marche resterebbero gialle. Sopra soglia sono invece i parametri ospedalieri, anche se questi non pesano sul calcolo dell’Rt. In ogni caso, in terapia intensiva, indicatore chiave per capire l’andamento della pandemia, la quota di occupazione dei posti letto è intorno al 33% (su 237 posti complessivi a ieri ne erano occupati 78), mentre in area medica ad essere occupato è il 50% dei posti letto complessivi (612 su 1.188). 

L’Italia in base alle zone di rischio

Oggi è la giornata cruciale, perché le Regioni trasmetteranno alla cabina di regia i dati che da domani faranno scattare le nuove ordinanze. A rischio di entrare in zona arancione ci sono le Marche, in bilico tra giallo e arancio,  poi Lazio, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte, mentre l’Abruzzo potrebbe finire in fascia rossa. 

Intanto l’ex vice ministro alla Salute Pierpaolo Sileri, che potrebbe essere riconfermato, su radio Cusano Campus ha detto che «è verosimile che alcune regioni tornino in zona arancione e qualcuna in zona rossa. Il lockdown nazionale non è necessario, ci saranno degli stop and go. Va mantenuto il blocco degli spostamenti tra regioni». 





fonte Centropagina

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