Università ed Ente camerale, da uno studio nasce il patto per il nuovo modello Marche

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Università ed Ente camerale, da uno studio nasce il patto per il nuovo modello Marche

ANCONA  – Un nuovo “modello Marche”. Per decadi considerata un esempio a livello nazionale, la regione ha subito una pesante battuta d’arresto con la crisi globale del 2008, a cui hanno fatto seguito quella del credito ed un sisma epocale. Oggi, si trova a fare i conti con i contraccolpi economici del Covid. Da dove ripartire per tornare ad essere traino d’Italia? A dettare le linee di sviluppo ci ha pensato uno studio elaborato in tandem dalla Camera di Commercio delle Marche e dalle quattro Università, che scatta la foto di una regione in profondo cambiamento.

 

«Vogliamo tornare a essere “caso di studio”», l’auspicio del presidente della Camera di Commercio Gino Sabatini, a cui hanno fatto eco le parole del governatore Francesco Acquaroli, ieri mattina alla presentazione del documento ad Ancona: «È un’analisi da cui dobbiamo partire per creare una visione condivisa e comune affinché la nostra regione torni ad essere protagonista».

Tre le direttrici, individuate dallo studio, su cui impostare il prossimo futuro: favorire una visione integrata nei progetti di innovazione e sviluppo; differenziare gli interventi per modelli di business delle imprese e tenendo quindi in considerazione le esigenze dei diversi cluster; distinguere gli interventi per orizzonte temporale. Dai dati emersi dal report – che vede come coordinatore scientifico il rettore della Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori –, dal 2009 al 2019, il numero di imprese attive nelle Marche è sceso continuamente passando da 160.237 a 146.923 unità, e nei prossimi mesi si potrà verificare l’impatto negativo della pandemia, con un’incidenza maggiore sulle microimprese. Le competenze, il ricorso alla pianificazione e la digitalizzazione costituiscono gli elementi che hanno consentito di affrontare questo periodo con risultati migliori.

Altro aspetto fondamentale analizzato dal documento è il “fenomeno dell’abbandono” dei più giovani, «al quale occorrerebbe guardare con maggiore preoccupazione». Scendendo nel dettaglio dei settori che caratterizzano l’economia marchigiana, per il manifatturiero vengono individuati tre assi principali di sviluppo, ovvero internazionalizzazione, digitalizzazione, sostenibilità. Il settore più dinamico e reattivo è quello del terziario, che nel 2019 contava oltre 81mila imprese attive e circa due terzi degli addetti complessivi, benché si rilevi la diminuzione degli esercizi al dettaglio di piccole dimensioni, a fronte della crescita delle strutture più grandi. Importanza fondamentale viene data alle aziende agricole ed al comparto ittico, e per quanto riguarda il turismo viene suggerito il modello di smart wellness destination, così da aumentare anche le, finora modeste, presenze di stranieri.

 



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fonte Corriere Adriatico

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