Corpo “congelato” per operare il paziente: l’intervento gli salva la vita

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Venticinque minuti a disposizione, il corpo viene congelato e i medici hanno a disposizione quei pochi attimi per operare e salvare una vita. Così si può riassumere l’intervento che si è svolto mercoledì 17 febbraio all’ospedale regionale di Torrette. Un team multidisciplinare sotto l’egida degli Ospedali Riuniti (Lancisi e Umberto I) ha eseguito un’operazione chirurgica di oltre nove ore su un uomo di 69 anni affetto da una neoplasia che dal rene si estendeva fino al cuore. «Da oltre due anni – fa sapere il primario di Urologia Andrea Benedetto Galosi – nel nostro ospedale il centro per la Chirurgia Retroperitoneale ha eseguito molti interventi complessi, alcuni dei quali erano stati giudicati inoperabili in importanti centri italiani. In questa zona insorgono o possono diffondere tumori che sarebbero inoperabili se non ci fosse una equipe che affronta e prevede le difficoltà del caso».

L’operazione è stata coordinata dal professor Galosi e dal team uro-ocologico: «Il decorso post operatorio sembra procedere bene – spiega il primario Galosi –  ma non ci esprimiamo fino all’ultimo. Siamo sempre prudenti, anche perché di operazioni così non ne capitano tutti i giorni. Più frequenti sono le neoplasie di competenza urologica come neoplasie renali, testicolari». Aggiunge: «Il numero di pazienti che si presentano presso la struttura dorica con tali problematiche è aumentato nel tempo, ottenendo risposte soddisfacenti ed evitando migrazioni extraregionali anche in relazione all’era Covid». Dunque le persone si spostano meno, anche per curarsi ed è per questo che il lavoro in team in questo caso è stato fondamentale per salvare la vita di quell’uomo. 

La malattia e la procedura 

Il 69enne lamentava difficoltà respiratoria e palpitazioni poiché la lesione occupava buona parte del lato destro del cuore. Così i medici, insieme ai loro colleghi oncologi e cardiologi, hanno deciso di operarlo. Sul lettino della sala operatoria, poi, si è applicata la tecnica avvenieristica: «Con l’attivazione della circolazione extra-corporea – si legge nel comunicato dell’ospedale – con arresto di circolo, ovvero abbassamento della temperatura corporea fino a 20 gradi, per prevenire lesioni di organi vitali tra cui il cervello. Il cuore si ferma e tutto l’organismo viene raffreddato per preservare le sue funzioni, ma il tempo a disposizione è di soli 25 minuti. In questo frangente è possibile agire in contemporanea con due equipe: i cardiochirurghi rimuovono la massa cardiaca e i chirurghi vascolari aprono la vena cava. L’azione combinata di entrambi consentiva di asportare completamente la lesione e ricostruire i tessuti aperti. L’operazione è stata completata in 17 minuti per riattivare la circolazione e progressivo aumento della temperatura corporea fino a 36 gradi». 

Una squadra di medici per salvare la vita 

Nell’operazione sono stati coinvolti: 8 chirurgi (cardiochirurghi, urologi e chirurgi vascolari), 2 anestesisti. Dell’equipe urologica facevano parte: il professor Andrea Galosi, Direttore della Clinica Urologica, Università Politecnica delle Marche, la dottoressa Erika Palagonia, medico specializzando in urologia, il dottor Marco Tiroli, urologo. Nel gruppo di cardiologi c’erano il professor Marco Di Eusanio, Direttore della Cardiochirurgia, Università Politecnica delle Marche, il dottor Mauro Borioni, Cardiochirurgo, il dottor Michele Pierri, Cardiochirurgo, il dottor Carlo Aratari, Cardiochirurgo. Dell’equipe di chirurgia vascolare facevano parte il dottor Luciano Carbonari, Direttore della Chirurgia Vascolare, Azienda Ospedali Riuniti, il dottor Gabriele Pagliariccio, Chirurgo Vascolare. Gli anestetisti presenti erano: il dottor Christopher Munch, Direttore della Terapia Intensiva Post-operatoria Lancisi, il dottor Simone Massaccesi, il dottor Zahedi M. Hossein. Inoltre c’erano due tecnici perfusionisti e dieci tra ferristi e infermieri di sala operatoria e un tecnico di radiologia del Lancisi-Umberto I. 

 



fonte AnconaToday

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