Boldrini firma manifesto polacco per diritto all’aborto: «Anche la realtà italiana non è rassicurante»

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Boldrini firma manifesto polacco per diritto all’aborto: «Anche la realtà italiana non è rassicurante»


ANCONA – Laura Boldrini è tra le firmatarie del manifesto di tre deputate polacche intitolato “Noi, donne europee, non rimarremo in silenzio”. Insieme a lei, per sostenere le donne polacche dopo la promulgazione della legge che limita il diritto all’aborto, entrata in vigore il 27 gennaio, ci sono le parlamentari Quartapelle, Gribaudo, Spadoni, Suriano, Fedeli, Garavini e Valente.

«I diritti delle donne non possono essere strumentalizzati a livello politico – dichiara Laura Boldrini – bisogna garantire che le donne possano essere libere di decidere della propria vita e che ovunque il principio dell’autodeterminazione venga rispettato. Poiché è sotto attacco, nelle Marche come in Polonia, è giusto reagire e unire le forze».

Lunedì 8 marzo, nella giornata in cui si celebra la Festa della donna, si terrà un flash-mob a Roma davanti all’ambasciata della Polonia, che si svolgerà in contemporanea anche in molte altre città europee. L’iniziativa è stata promossa dalla rete di parlamentari Europee, European Parliamentary Forum for Sexual and Reproductive Rights (Epf), attive nella tutela dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne. Una rete di cui fanno parte le esponenti del Pd Laura Boldrini e Lia Quartapelle.

Manifestazioni si terranno in contemporanea anche all’ambasciata della Polonia in Germania, Finlandia, Svizzera,  Spagna, Slovenia, Albania, Austria, Paesi Bassi, Lituania, Irlanda e Croazia. A Varsavia, scenderà in piazza lo Strajk Kobiet, il più importante movimento d’opposizione della società civile polacca.

«La manifestazione che faremo davanti all’Ambasciata Polacca di Roma- prosegue Boldrini – , rispettando il distanziamento, è un modo per esprimere solidarietà alle donne polacche che oggi vedono i loro diritti compressi con una legge che impedisce l’interruzione volontaria di gravidanza, anche quando il feto è malato».

L’ex presidente della Camera sottolinea che l’iniziativa si pone anche l’obiettivo «di ricordare la realtà italiana che non è affatto rassicurante a causa dell’obiezione di coscienza che impedisce di fruire di un diritto previsto dal nostro ordinamento e anche di una rimessa in discussione dell’aborto farmacologico, laddove governa la destra illiberale come nelle Marche, in Umbria e in altre regioni».

Anche nelle Marche l’8 marzo sono previste manifestazioni promosse dalla rete femminista marchigiana “Molto più di 194” che il 6 marzo sarebbe dovuta scendere in piazza ad Ancona a sostegno di una corretta applicazione della legge 194.

Manifestazione a sostegno della legge 194 (immagine di repertorio) del 9 gennaio ad Ancona

Il gruppo femminile che aveva già organizzato dei flash mob il 9 gennaio scorso, nel capoluogo e in altre città delle Marche, aveva protestato contro la scelta della Giunta regionale di non permettere la distribuzione della pillola abortiva Ru486 nei consultori e per aver espresso l’intenzione di rimodulare i centri antiviolenza. «La Rete raccoglie varie realtà associative femministe e singole donne – si legge in una nota – , è una convergenza, un moltiplicatore di ricchezza, un modo per cercare di rispondere più efficacemente possibile agli attacchi che il sistema patriarcale rivolge al corpo, ai desideri, ai bisogni delle donne e non solo».

Il corteo all’arrivo in Piazza Roma il 6 febbraio

La rete femminista il 6 febbraio aveva manifestato a Piazza Roma ad Ancona dove a ritrovarsi erano state un migliaio di persone per sostenere il diritto di dire no, anche se dolorosamente, ad un figlio. Una manifestazione che si era tenuta per protestare contro la scelta della Giunta a guida Acquaroli «di non recepire le linee di indirizzo del Ministro della
sanità che ha espresso parere favorevole nella somministrazione della pillola Ru486 nei consultori pubblici. Le ultime esternazioni della Giunta e la presentazione della proposta di legge solo a sostegno delle famiglie naturali in cui si afferma l’esistenza di un’unica tipologia di famiglia, con un’impostazione anacronistica e retrograda, confermano che il governo della Regione sia in mano a maestri del patriarcato che sono legati all’organizzazione generale di una società fatta di violenza e oppressione contro le donne e soggettività libere ( LGBTQI)» si legge nella nota.

La rete femminista rivendica anche «una sanità pubblica e gratuita come diritto universale alla salute e alla cura. Vogliamo l’accesso ai servizi (consultori) che garantiscano un percorso di accompagnamento, di assistenza e cura della salute sessuale e riproduttiva, per tutte le donne» e poi la richiesta di «contraccezione gratuita, per garantire diritti e salute riproduttiva delle donne, e allo stesso tempo combattere le disgregazioni e le discriminazioni sociali economiche e geografiche a cui le donne sempre sono soggette».

Tra le richieste quelle di una educazione all’affettività e alla diversità nelle scuole, di prevedere centri antiviolenza ogni 40.000 abitanti e un salario minimo europeo che consenta alle donne il diritto all’autodeterminazione.
La rete femminista aderirà allo sciopero globale dell’8 marzo «che sarà sciopero femminista e transfemminista: sciopero generale della produzione e della riproduzione». Iniziative si terranno in contemporanea con la rete Umbra.





fonte Centropagina

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