Monoclonali, via alle prime infusioni nelle Marche. Saltamartini: «Pronti a partire in tutta la regione»

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ANCONA – Ha preso avvio alle 15 di ieri, 18 marzo, nelle Marche la terapia con gli anticorpi monoclonali. Il via all’ospedale Marche Nord di Pesaro dove ad essere sottoposti a trattamento sono stati tre pazienti trapiantati di rene, a cui la terapia immunosoppressiva è stata sospesa a causa della recente infezione Covid. Ad annunciarlo è l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini.

Quindici i centri prescrittori che potranno eseguire la terapia con gli anticorpi monoclonali: Marche Nord, 2 centri agli Ospedali Riuniti di Ancona, 2 all’Inrca e 10 nelle aree vaste dell’Asur (1 nell’area vasta 1; 3 nell’area vasta 2; 3 nell’area vasta 3; 1 nell’area vasta 4 e 2 nell’area vasta 5).

«Siamo pronti a partire con la terapia in tutta la regione – spiega l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini – con il coinvolgimento dei medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e le Usca che partecipano nella individuazione dei soggetti candidati alla terapia».

Regione Marche, Azienda Ospedali Riuniti di Ancona e Asur hanno partecipato alla stesura di un importante progetto inviato all’Aifa per l’estensione dell’utilizzo degli anticorpi monoclonali attraverso uno studio farmacologico al quale partecipano società scientifiche dei medici di medicina generale, infettivologi e l’Ospedale Spallanzani di Roma. «Un ulteriore contributo per la tutela della salute dei cittadini e lo sviluppo della ricerca scientifica» spiega l’assessore.

133 i flaconi di anticorpi monoclonali giunti il 17 marzo nelle Marche, sui 4 mila disponibili in Italia; sono conservati all’ospedale regionale di Torrette di Ancona. Si tratta di anticorpi monoclonali Bamlanivimab, precisa la Regione in una nota stampa.

Andrea Giacometti, professore di Malattie Infettive e Pneumologia presso l’Università Politecnica delle Marche

A segnalare i pazienti da sottoporre all’infusione endovenosa saranno i medici di famiglia e le Usca, spiega l’infettivologo Andrea Giacometti.
Si tratta di «pazienti non ospedalizzati e che non hanno bisogno di ossigeno – prosegue – con sintomatologia lieve o moderata».
Una terapia il cui obiettivo è quello di evitare il ricovero ospedaliero e che «va somministrata entro i primi 10 giorni della malattia». Tra i criteri di inclusione per accedere al trattamento con anticorpi monoclonali, ci sono «obesità, diabete, patologie croniche importanti come quelle a cuore, polmoni, reni, trapiantati e immunodepressi» conclude il professor Andrea Giacometti.





fonte Centropagina

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