Progetto dell’Alta velocità, il balletto dei numeri e una spesa di parecchio inferiore ai 100 milioni: ecco cosa succede

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Progetto dell'Alta velocità, il balletto dei numeri e una spesa di parecchio inferiore ai 100 milioni: ecco cosa succede


ANCONA  – Siamo arrivati all’osso di quella che oggi è la storia del treno dei desideri (per le Marche dimenticate). Ovvero l’Alta velocità della linea Adriatica: un’opera che secondo l’Ordine degli Ingegneri necessita di 10 anni di studi e cantieri. E 10 miliardi di spesa circa secondo uno studio di prefattibilità firmato da un gruppo di ingegneri molto competenti in tema di ferrovie.


 

Un’opera visionaria, forse troppo lontana dalla realtà. Ma forse senza la quale una regione come le Marche resterebbe gravemente fuori dai circuiti delle infrastrutture del terzo millennio con gravissimo danno per i suoi residenti e i suoi portatori d’interesse. 

Come lei Romagna, Abruzzo, Molise e il nord della Puglia. L’Alta velocità ferroviaria per ora segue una sola dorsale: Milano, Bologna, Firenze, Roma Napoli e in futuro si sta progettando Bari. Fine. C’è però un impegno concreto della nuova Regione del governatore Acquaroli, c’è un protocollo firmato con i governatori di Abruzzo, Molise e Puglia. E si sta parlando con l’Emilia Romagna per aumentare la massa critica, avere un peso superiore al prossimo incontro con Rfi. Gli Ingegneri di Ancona per il tramite del presidente Alberto Romagnoli hanno stimolato la Regione ad affrontare la progettazione di fattibilità dell’opera: un documento senza il quale non si inizia a parlare di fondi per i cantieri.

Poi l’Ance Marche è scesa in campo facendo pressing sulla Regione perché provi in qualsiasi modo ad andare avanti: «È la partita del secolo» dicono i costruttori. La Regione invece punta a far inserire l’opera nelle Reti Ten-t per agganciare i soldi dei corridoi transnazionali. Il nodo della storia (arrivata fino a questo punto) è che lo studio di fattibilità costa 100 milioni di euro. Un’enormità per la Regione Marche che, come tutte le altre Regioni, ha un bilancio ingessato nella parte corrente dalla sanità: su 3,3 miliardi di complessivo, la sanità spende l’80%. Siamo quindi nell’ordine dei 2,8-2,9 miliardi. Ipotizzare 100 milioni di euro di spesa corrente per progettare un’opera lontana da tutti i radar non esiste. 

Però, qualche valutazione ulteriore andrebbe fatta. Ci siamo documentati, decreto Parametri alla mano (datato 2016), su quanto possa costare una progetta zione del genere. Se la base di calcolo parte dal costo finale, circa 10 miliardi (55 milioni al chilometro), la stima è corretta: uno studio di fattibilità che segua tutti i tariffari ufficiali tocca 100 milioni di euro. Questo vale anche per quanto riguarda l’eventuale cifra da accantonare nella spesa corrente. Poi però ci sono anche i ribassi e qui si entra nel vivo della questione: un’opera del genere va a bando e nel bando chi si aggiudica garantisce sempre uno sconto. 

E a quanto può arrivare? Ci siamo procurati un dettagliato e recente studio dell’Oice, l’Associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico economica che fa capo a Confindustria. Risale ad aprile 2020. Lo studio riporta i risultati dell’osservatorio mensile sui bandi di gara pubblici per servizi di ingegneria e architettura, iniziative di project financing e appalti di progettazione e lavori.

Un documento di 37 pagine che contempla bandi per classi regionali e di importi a partire dal 2016. Tra le conclusioni che circoscrivono il prezzo finito delle progettazioni c’è un paragrafo molto interessante. «In base ai dati pervenuti a marzo – racconta – il ribasso, cioè lo scostamento tra importo a base d’asta e valore di aggiudicazione, per le gare pubblicate nel 2016 arriva al 42,8%. Le gare pubblicate nel 2017 hanno raggiunto un ribasso medio del 40,9%, quelle pubblicate nel 2018 hanno un ribasso medio del 40,2%. Le prime notizie sulle aggiudicazioni di gare bandite nel 2019 danno un ribasso medio del 39,2%». Tradotto per quanto interessa le Marche: forse 100 milioni non servono per progettare l’Alta velocità. Si scenderebbe a 60 con ogni probabilità. Che sono sempre tanti ma che riportano il pallino al primo titolo che fece il Corriere Adriatico qualche settimana fa rilanciando il progetto dell’Ordine degli Ingegneri di Ancona: adesso chi ci sta?

 



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fonte Corriere Adriatico

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