Record di ricoverati a Pesaro, la curva dei contagi non scende. E c’è anche la variante di New York: 2 positivi

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Record di ricoverati a Pesaro, la curva dei contagi non scende. E c'è anche la variante di New York: 2 positivi


PESARO – È spuntata anche la variante newyorkese a preoccupare le autorità e i cittadini sulla progressione della pandemia. La mutazione del coronavirus identificata nel novembre del 2020 a New York e denominata B.1.526, finora mai isolata in Italia, è stata rintracciata in due soggetti positivi della nostra provincia (un uomo e una donna) residenti a Pesaro e nell’entroterra. Si tratta di pazienti isolati in casa che non hanno sintomi gravi.


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La scoperta
La scoperta l’ha fatta il laboratorio di virologia degli Ospedali riuniti di Torrette di Ancona nell’ambito del programma di sequenziamento del virus che si basa su una selezione casuale dei tamponi positivi provenienti da tutta la regione. È la stessa sorveglianza epidemiologica che aveva rintracciato nei mesi scorsi la variante inglese, diffusa in provincia di Ancona e propagatasi poi nel resto della regione, e quelle sudafricana e brasiliana.

Le autorità sanitarie (il direttore del laboratorio di virologia e l’assessore regionale alla sanità) si sono affrettate a comunicare che non ci sono evidenze scientifiche relative a una minore efficacia dei vaccini su questa variante, per smorzare l’effetto delle fonti mediatiche che nei mesi scorsi avevano segnalato come alcuni studi preliminari statunitensi avessero rilevato la capacità di questa mutazione di eludere parzialmente gli anticorpi indotti dal vaccino o sviluppati per una precedente infezione.

Notizie preoccupanti
Questa novità della variante newyorkese, in ogni caso, si associa a una notizia allarmante sui ricoveri e a un’altra non meno preoccupante sulla diffusione dei contagi, entrambe relative al Pesarese. L’azienda ospedaliera Marche Nord, infatti, ha registrato in questi giorni il record dei malati di Covid-19, superando il picco che si toccò alla fine di marzo 2020 quando il primo focolaio della pandemia colpì con una particolare virulenza Pesaro e la provincia.

Questo dato, che fa seguito a giorni di particolare pressione sul pronto soccorso pesarese, associato ai più alti indici in Italia di occupazione con malati di Covid-19 dei posti letto su base regionale, indica il rischio di tenuta del sistema ospedaliero, a danno dei malati di tutte le altre patologie per i quali le prestazioni sono fortemente ridimensionate o del tutto annullate.

E non annuncia il sereno neanche la curva dei contagi che nel territorio provinciale è ancora in crescita, due settimane dopo l’istituzione della zona rossa, contraddicendo la ricorrenza statistica secondo la quale le restrizioni sociali producono effetti sull’espansione del virus dopo 10-15 giorni, con una riduzione delle nuove infezioni come effettivamente è avvenuto nelle province di Ancona e di Macerata dove la terza ondata della pandemia era dilagata, per le varianti più contagiose, prima della provincia pesarese.

Una pressione straordinaria
Due giorni fa a Marche Nord sono stati registrati complessivamente 201 pazienti affetti dal coronavirus, il maggior numero dall’inizio della pandemia: 41 in terapia intensiva, 89 nell’area semi intensiva, 43 nei reparti non intensivi (questi 173 tecnicamente classificati come ricoverati) e 28 al pronto soccorso.

Fino allora il record di malati di Covid-19 gestiti dall’azienda ospedaliera pesarese – secondo i report giornalieri del gruppo operativo regionale per le emergenze sanitarie – era quello del 29 marzo: 200 pazienti, così distribuiti: 39 in terapia intensiva, 123 nell’area semi intensiva e 38 nei reparti non intensivi.

Lo stesso numero è stato toccato lunedì scorso, in seguito all’arrivo al pronto soccorso di oltre 60 pazienti di cui circa la metà per Covid-19, mentre ieri il totale è sceso a 194 (41 in intensiva, 90 in semi intensiva, 43 nei reparti non intensivi e 20 al pronto soccorso), quando in tutta la regione i ricoveri sono aumentati di 14 (al netto di 41 dimissioni e, purtroppo, di 13 decessi risalenti al giorno precedente).

Gli indici di saturazione più alti d’Italia
Il quadro resta allarmante perché secondo la statistica elaborata da Agenas nelle Marche si registra la maggiore occupazione delle terapie intensive con il 66% (rispetto a limite di guardia del 30%) e anche della cosiddetta area medica non critica con il 64% (soglia di rischio il 40%).

La progressione nel lockdown
Ieri, quindicesimo giorno dall’inizio del lockdown, il servizio salute della Regione ha comunicato 632 nuove diagnosi di positività al virus di cui 117 nella provincia pesarese. L’incidenza dei contagi, ogni 100mila abitanti, degli ultimi 7 giorni è salita a 309; il primo giorno della zona rossa (il 10 marzo) era stata di 242, ossia sotto la soglia di allarme di 250. Poi curva in crescita. Il picco di questo periodo si era raggiunto domenica con un’incidenza di 312, in seguito l’indice era sceso a 303, ma appunto solamente per un paio di giorni. Ampiamente superata la provincia di Macerata che ieri registrava un’incidenza dei contagi di 271, mentre quella di Ancona, che era arrivata a 520, è scesa a 336.



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fonte Corriere Adriatico

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