Massimo Sturani, il giorno dopo la protesta: «Ho gridato la disperazione di un intero settore»

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Massimo Sturani, il giorno dopo la protesta: «Ho gridato la disperazione di un intero settore»


ANCONA – «Non so se questo mio gesto servirà a qualcosa. Ma avevo bisogno di sfogare tutta la mia rabbia. La nostra, quello di un settore allo stremo. Così non si va più avanti». Di sicuro, la protesta individuale partita da Ancona è diventata virale ben oltre i confini regionali ed ha colpito nel segno. Almeno in termini di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Ed era anche questo uno degli obiettivi di Massimo Sturani, titolare del Maxi Bar, il quale ieri mattina, all’altezza del suo locale in via Maggini, è salito sul tettuccio della propria auto e si è legato i polsi con delle catene urlando platealmente la disperazione di baristi, ristoratori e altri negozianti che da un anno a questa parte fanno i conti con una situazione esasperante e misure restrittive che non gli consentono di vivere sereni.

«Ora basta. Non voglio chiudere la mia attività». «Ristori inesistenti, dallo Stato soltanto promesse». «Fateci lavorare in sicurezza». Alcuni degli appelli lanciati nel piccolo comizio che in pochi minuti ha attirato svariate persone, clienti e amici, dimostratesi vicine ad una causa che «non è del solo ‘Massi’, ma di tutti i commercianti che vivono la mia stessa situazione», spiega lui. Nel frattempo i video registrati corrono sui social e sono stati condivisi da migliaia di utenti.

«Ho scelto questa forma di protesta – racconta l’indomani Sturani, raggiunto telefonicamente – perché sentivo dentro il bisogno di dare un segnale forte. Volevo far capire alla gente che se un esercente come me (barista e piccola ristorazione, ndr) sale sopra il tettuccio della sua auto e si incatena significa che siamo arrivati alla frutta. In questa situazione di disperazione, la mia come di tanti altri colleghi italiani, ho trovato la forza di gridare cosa succede. Lo Stato si riempie la bocca da un anno dicendo che arrivano i miliardi a pioggia e noi ancora li aspettiamo invano».

E continua Massimo, puntualizzando: «Queste non vogliono essere chiacchiere da bar. Anzi, io vorrei argomentare due tesi. O ci fanno lavorare, tutti, in sicurezza, riducendo la capienza delle persone da ospitare ma almeno consentendo all’attività di funzionare e andare avanti, tenendo conto degli enormi sacrifici che abbiamo fatto sin da marzo 2020. Sia in termini di chiusure e rinunce, sia di spese sostenute per adeguarci al rispetto delle norme. Altrimenti, se ci fate rimanere chiusi, servono i ristori che fino ad oggi non si sono visti e che devono coprire le spese vive che abbiamo. Non si va più avanti così. Fateci lavorare. Anche perché o ci aiuta lo Stato, o le banche con finanziamenti. Oppure possono subentrare situazioni pericolose, cui è meglio stare alla larga, ma non sempre ci si riesce in quanto la gente è disperata e ha bisogno di risorse per vivere. Badate bene che girano degli usurai che vi offrono una mano, ma lì iniziano i guai».

Il titolare del Maxi Bar ha ricevuto tanti complimenti per il suo coraggio e ora già pensa ad un nuovo video, stavolta da indirizzare direttamente al presidente del Consiglio Mario Draghi: «Il capo del Governo è un luminare dell’Economia – conclude -, stimato e apprezzato in tutto il mondo. Vorrei rivolgergli una domanda: se una qualsiasi attività che guadagna tot, non incassa più perché chiusa o perché lavora soltanto – e poco – con l’asporto, come fa a sostenere le spese vive, dipendenti, utenze e prodotti, oltreché la sua famiglia? Come va avanti? La sua risposta vorrei che arrivasse su questo tema. E che fosse seguita da atti concreti dello Stato».





fonte Centropagina

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