Ambulanze ancora in coda a Torrette, anche cinque ore di attesa per i pazienti Covid. Sempre in affanno il Pronto soccorso

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Ambulanze ancora in coda a Torrette, anche cinque ore di attesa per i pazienti Covid. Sempre in affanno il Pronto soccorso


ANCONA  – Ambulanze in fila, attese infinite, reparti pieni. Ci risiamo. L’emergenza non dà tregua, a Torrette lo stress non concede sosta. Gli effetti della zona rossa tardano a manifestarsi sull’ospedale perché la curva dei ricoveri non mostra segni di rallentamento. E basta una mattinata intensa come quella di ieri per mandare in crisi il sistema, stritolato dal mix micidiale tra reparti Covid al limite della capienza e mezzi di soccorso che arrivano in serie, senza possibilità di scaricare i pazienti. 


 

 

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Così, per l’ennesima volta ieri si sono formate lunghe code di ambulanze davanti al Pronto soccorso dell’ospedale regionale. Già all’alba c’erano pazienti Covid in attesa. Un uomo, arrivato alle 5,30 del mattino dopo essere stato prelevato da casa da un mezzo della Croce Gialla, è stato ricevuto soltanto alle 10,30. E la situazione non è migliorata nel pomeriggio. D’altronde, spiega la dottoressa Susanna Contucci, responsabile dell’Obi (Osservazione breve intensiva) «gli accessi Covid continuano ad essere numerosi». Cinque l’altra notte, più 12 nel corso della giornata di ieri.

«Spesso si tratta di casi critici, parliamo anche di quarantenni e cinquantenni, non di anziani. Purtroppo non vediamo un miglioramento nonostante la zona rossa, la situazione è molto impegnativa e noi siamo al completo, come gli altri reparti». Ieri pomeriggio i 22 letti Covid allestiti nell’area del Pronto soccorso erano tutti occupati. «Abbiamo disposto delle dimissioni che hanno consentito l’ingresso di altri pazienti, ma è un lavoro delicato – ammette la dottoressa Contucci -. Va detto che le ambulanze in coda trasportano soltanto i pazienti Covid che devono necessariamente seguire un percorso di sicurezza, ma per il resto il Pronto soccorso accoglie le persone in tempo reale».

L’assistenza ai malati di Coronavirus si declina, per forza di cose, anche in modalità outdoor: bombole d’ossigeno e prese di corrente sono state portate all’esterno, nel parcheggio del Pronto soccorso, per garantire le cure di base a bordo delle ambulanze, per le quali è stata allestita anche una postazione per la sanificazione e lo scarico di materiale potenzialmente contaminato. «Rispondiamo anche alla centralizzazione di pazienti Covid che provengono da tutta la regione e necessitano di essere trattati da specialità che solo Torrette può vantare», rimarca la dottoressa Contucci. Come se la mole provinciale dell’emergenza sanitaria non bastasse. 

Reparti Covid pieni, si diceva. Ormai è una costante a Torrette. La terapia intensiva ieri contava un solo letto libero su 38 in Rianimazione tra la Clinica (17) e la Divisione (20). Nell’area semintensiva sono 28 i pazienti in cura. In quella ordinaria, invece, sono appena 4 le postazioni a disposizione su un totale di 76, peraltro frutto di un ampliamento varato dai vertici dell’ospedale regionale. Ma nemmeno la formula extra large sembra sufficiente per far fronte all’ondata dei contagi che si traduce in una curva sostenuta dei ricoveri, tornati ieri a quota 159 a Torrette: una nuova, preoccupante risalita rispetto a giorni in cui la tensione sembrava essersi lievemente allentata. 

 



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fonte Corriere Adriatico

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