«Noi ci siamo, ma le cifre sono fuori portata. Serve il sostegno di tutti»

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«Noi ci siamo, ma le cifre sono fuori portata. Serve il sostegno di tutti»


Sul fronte adriatico per il sostegno all’Alta velocità ferroviaria lui c’è. Alberto Palma calibra la presenza: «Compatibilmente con le nostre erogazioni». Da presidente della Fondazione Carifermo non passa la mano: «La nostra voce non mancherà». 
Partiamo dalla premessa. Le Marche pagano l’arretratezza delle infrastrutture. Concorda?
«Non c’è dubbio. Anche se nel caso del Fermano la definirei assenza totale. È l’unica valle che non ha una strada a scorrimento veloce. Eppure si tratta di una zona molto rilevante a livello produttivo. Qui siamo rimasti all’Ottocento. Per risponderle, quindi, direi che sfonda una porta aperta». 


 

Lo scatto successivo. Condivide l’idea che occorre cogliere l’opportunità del Recovery fund, per superare il gap storico delle infrastrutture materiali, altrimenti questa terra perderà il treno dello sviluppo? 
«Mi auguro che lei abbia ragione. Ma non sono così ottimista. Noto che la natura di quei fondi è differente. Si punta su un altro tipo di progettualità: green economy e infrastrutture immateriali». 

E ora compiamo un passo indietro. La Fondazione Carima, nei primi anni Duemila, finanziò in parte il piano che dette poi vita alla Quadrilatero, con i benefici per il territorio che si sono visti. Si potrebbe ritentare sulla strada ferrata?
«In quel caso fu una situazione inversa. Un politico locale, l’allora viceministro Mario Baldassarri, propose quel progetto e la Fondazione della Cassa di Risparmio di Macerata lo appoggiò: coinvolgeva lo sviluppo delle sue valli. Anche la Camera di Commercio partecipò».

E voi? 
«Venimmo contattati, ma non riuscimmo a ottenere una variante che potesse generare un vantaggio anche per l’area Fermana. Non ci fu intesa». 

Torniamo all’attualità. Considerato che il sostegno all’economia rientra tra le missioni delle Fondazioni, ci sarete sul fronte-Alta velocità?
«Le cifre sono incompatibili con le nostre possibilità. Leggo che il progetto di fattibilità potrebbe costare sessanta milioni. Non è pensabile per noi affrontare un simile investimento, che pure consideriamo importantissimo per la regione e per la dorsale adriatica». 

Allora, non se ne fa niente? 
«Scegliamo i campi di intervento. Nel nostro caso sono sanità, arte e cultura, istruzione».

Mi perdoni l’insistenza, ma puntare su una terra isolata è come mettere denari in un secchio bucato. Tutto si disperde. 
«Non mi deve convincere. Sono d’accordo che i collegamenti sono la prima cosa da fare. E spero sia così». 

L’Ordine degli ingegneri di Ancona ha presentato uno studio di pre-fattibilità, che stima un impiego nelle Marche di 10 miliardi per accelerare sui binari; la Regione ha chiesto al governo un commissario straordinario e i fondi per la progettazione, mettendo in conto l’arretramento della linea Bologna-Lecce per liberare la costa, con potenzialità straordinarie per il turismo. Cosa ne pensa?
«È un utile contributo. Ma, osservando la cartina che lo accompagna, noto che il tracciato nel Fermano si mantiene a ridosso della costa. Il che comporta incompatibilità morfologiche e urbane. Andrebbe rivisto». 

Ragion per cui, come Fondazione, dovreste essere dentro. 
«Ribadisco: non possiamo permettercelo. Non possiamo consumare patrimonio. E poi noi, lo sviluppo del territorio, lo sosteniamo attraverso la nostra Cassa di Risparmio, che siamo riusciti a preservare». 

Cambiamo angolazione. Se 15 Fondazioni marchigiane mettessero 1 milione all’anno, nel giro di 24 mesi potrebbero pressare Regione e Rfi.
«Anche quella cifra per noi sarebbe eccessiva. Con un piccolo contributo, comunque, noi siamo disponibili». 

La via più efficace?
«Muoversi insieme. Istituzioni, associazioni di categoria, Fondazioni, industriali. Il progetto di fattibilità lo deve fare chi realizza l’opera, cioè Rfi, noi possiamo garantire la voce dal basso, verificare che questa infrastruttura venga ritenuta prioritaria».

Fa bene Palazzo Raffaello a cercare l’alleanza con le regioni della dorsale adriatica?
«Muoversi insieme non vale solo per le Marche. Sinergia, innanzitutto».

 



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fonte Corriere Adriatico

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