«Sarebbe un errore ritardare le seconde dosi di vaccino. Guardate che succede in Inghilterra»

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«Sarebbe un errore ritardare le seconde dosi di vaccino. Guardate che succede in Inghilterra»

Professor Stefano Menzo, direttore del laboratorio di Virologia dell’azienda ospedaliera Ospedali riuniti di Torrette, le Marche hanno finalmente numeri da zona bianca, benché alcune province siano ancora sopra la soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti: qual è il quadro della situazione? 
«Ora il trend è stazionario, non in calo. Ma con il fatto che stanno chiudendo le scuole, speriamo di non rivedere una ripresa dei contagi». 

 

Avete osservato qualche nuova variante? 
«No, la situazione delle varianti è rimasta congelata, ma questo è tipico di tutte le fasi di contrazione delle epidemie: si espandono quando aumenta il numero dei contagi».

Niente variante indiana nelle Marche, dunque.
«No, la variante indiana per fortuna non l’abbiamo ancora vista nelle Marche. Ma comunque, dove invece è stata osservata, non hanno riscontrato un aumento di contagi: sembra che non si stia diffondendo alla popolazione italiana». 

In Inghilterra, invece, sta correndo: come mai?
«Perché hanno tolto tutte le misure restrittive e stanno fingendo che questa infezione non sia mai esistita. È così si verificano gli aumenti di contagi. Inoltre, hanno fatto l’errore di vaccinare tutti, ma con una sola dose. Cosa che, finalmente, si è capito essere un errore: probabilmente dovranno chiudere di nuovo. Ma la colpa non è della variante indiana, sarebbe successo anche con quella inglese». 

Lo slittamento dei tempi del richiamo potrebbe avere conseguenze negative? 
«Quella dello slittamento è un’idea che nasce semplicemente dal dover risparmiare dosi e dire “ho vaccinato più persone”. Però i soggetti a cui è stata somministrata una sola dose sono abbastanza esposti all’infezione. Sono usciti dei lavori fantasiosi, da Ferrara, in cui si dice che si è protetti già con una dose, ma in realtà hanno usato tempi di osservazione ridicolamente brevi, che nella pratica non hanno rilevanza». 

Quindi non è una buona idea?
«Ritardare il richiamo di un paio di settimane potrebbe non essere così importante, perché si tratta di tempi molto brevi, ma rimandarlo di due mesi e mezzo, come si faceva con AstraZeneca, non era una buona idea». 

Il fatto che inizino ad esserci delle defezioni rispetto alle prenotazioni del vaccino – complice anche la stagione delle ferie – quanto è grave per l’eventuale comparsa di nuove varianti più resistenti? 
«Le varianti hanno più probabilità di formarsi quando la catena dei contagi è lunga, ma da noi, tra le restrizioni ed i vaccini, il contagio è abbastanza contenuto. Non ci aspettiamo, dunque, di vederne di nuove qui. Se mai, ci aspettiamo di importare varianti generate in altre parti del mondo, dove invece le catene di contagio vanno avanti rapidamente. Peraltro, è ciò che si è verificato fino ad ora». 

E con la stagione estiva, i viaggi aumentano ed è più probabile che si verifichi questo scenario 
«Sì, c’è questo rischio. I movimenti intercontinentali non aiutano da questo punto di vista». 

Fermo restando l’auspicio di un’estate da zona bianca, in autunno ci dobbiamo aspettare una quarta ondata? 
«Mi aspetto che a settembre saremo in molti ad essere vaccinati, quindi tenderei ad essere ottimista. In quel periodo, tuttavia, riaprono le scuole, che sono una fonte importante di contagio, benché ci sia chi dice il contrario. I contagi negli istituti ci sono, solo che non li vediamo perché i ragazzi stanno bene, sono asintomatici. Ben venga, dunque, che siano chiuse per l’estate. Poi, quando riapriranno, avranno nel frattempo vaccinato anche qualche studente, sperando aderiscano. Contando su un’ampia platea di soggetti a cui sono stati somministrati i sieri, possiamo essere ottimisti».

 



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fonte Corriere Adriatico

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