«Questo quartiere non è un ghetto» Protestano i residenti di via Torresi

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«Questo quartiere non è un ghetto» Protestano i residenti di via Torresi


Uno dei lenzuoli esposti in via Torresi

Marciapiedi con le mattonelle divelte, erba alta e ferri arrugginiti. Sono solo alcuni dei pericoli segnalati dai residenti di via Torresi che, questa mattina, sono scesi in strada per una protesta pacifica, appendendo alle ringhiere delle scuole Domenico Savio dei messaggi destinati al Comune: «Riqualifica del quartiere, sveglia amministratori»; «Il quartiere non è un ghetto, merita rispetto». A coordinare la protesta, durata una quindicina di minuti, è stato il comitato di quartiere, con i portavoce Daniele Ballanti, Daniela Urbani, Silvia Trillini. I residenti lamentano un mancato incontro con il Comune che avrebbe dovuto svolgersi il 6 aprile per tracciare una sorta di road map per cercare di mettere in sicurezza il quartiere.  «Il comitato – ha fatto sapere – ha mostrato ampia collaborazione fermando ogni protesta. Giunto il 6 aprile, non essendo stato fatto nulla di quanto assicurato, il comitato ha richiesto tale incontro con richieste ufficiali. Silenzio. Nuovi solleciti scritti e telefonate che si bloccavano a livello delle segreterie. Dopo un altro mese, continuando il muro del silenzio, è stato chiesto all’assessore Foresi, incontrato in modo informale, di mostrare un segno di apertura al comitato: ha assicurato almeno l’esecuzione di due azioni urgenti richieste (taglio dell’erba alta nei marciapiedi e la rimozione di alcuni vecchissimi cartelli pubblicitari arrugginiti e anche pericolosi). A distanza di un ulteriore mese trascorso con il solito “muro” il comitato ha deciso che il tempo concesso al Comune per mostrarsi corretto nell’incontro promesso e dopo due mesi non avvenuto fosse terminato». Questa mattina i tre portavoce con alcuni rappresentanti del comitato  hanno affisso tre lenzuola sollecitando l’attenzione negata. «La nostra collaborazione c’è ma chiediamo il necessario rispetto dei patti: il quartiere ha bisogno che venga ascoltato e preso in considerazione dal Comune».



Fonte CronacheAncona.it

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