Più ombre che luci. Caso Its, tutti in azione per migliorare subito le scuole del futuro

0
1
L ex assessore Loretta Bravi


C’è voglia, e necessità, di migliorare. I presidenti delle Fondazioni ITS e l’ex assessore regionale alla formazione Loretta Bravi commentano il quadro, non confortante, scaturito dal monitoraggio effettuato da Indire su incarico del Miur. Un quadro per la verità non molto diverso, purtroppo, a quello dell’anno precedente. 


 

ll risultato della verifica non sorprende l’ex assessore Loretta Bravi: «Non mi stupisce, sia per le modalità che si adottano nelle segnalazioni a livello nazionale, non proprio consone per le Pmi manifatturiere marchigiane, sia perché la nostra esperienza va consolidata per essere oggettivamente riconosciuta e divenire efficace e mirata alle esigenze degli imprenditori». Bravi ripercorre i suoi 5 anni di mandato, iniziati nel 2015 quando «ho trovato un investimento regionale scarso e uno scollamento nella progettualità e nel dialogo con aziende, università ed enti locali. Anzi, un forte livello di conflittualità». La stessa conflittualità che sempre secondo Bravi è tuttora una delle principali criticità. Dal 2015 al 2020, sostiene l’ex assessore, la Regione ha investito oltre 3,7 milioni di euro sugli Its, con i corsi che sono passati da 6 a 8 e con nuove professionalità. 

Dove migliorare? Oltre al rapporto con le università, l’ex assessore regionale suggerisce di formare una rete tra fondazioni così come: «Va rimpinguata la necessità e l’opportunità di dare spazio agli Its nella cultura di mercato marchigiana». Fano e Fermo dialogano. A Fano c’è l’Its Turismo e Nuove Tecnologie guidato dal presidente Gabriele Marchetti, con sedi a Pesaro, Senigallia, Civitanova Marche e San Benedetto del Tronto. Il monitoraggio ha riscontrato 1 corso eccellente/premiabile (ma non premiato) e 1 corso sufficiente. «Registriamo percentuali elevate di occupati, dal 72 al 75%. E nel 2019 siamo stati l’unico ITS sul turismo italiano selezionato dal Ministero per partecipare al Maker Faire, il più grande evento europeo sull’innovazione» afferma Marchetti, a rivendicare come in un panorama regionale formato da Its rivedibili, ci sono anche quelli che ottengono buoni risultati.

Fermo è la sede della Fondazione Its Smart (moda, marketing e agroalimentare). «Non siamo nel monitoraggio perché il corso è stato attivato l’anno successivo. Diamo il via ai corsi solo quando completiamo la classe e raggiungiamo 24 alunni» spiega il suo presidente Andrea Santori che lamenta come «la comunicazione negativa che accompagna il mondo della calzatura, incida sulle iscrizioni». Lo stesso presidente, che annuncia la partenza di tre nuovi corsi a ottobre, anticipa i dati del prossimo monitoraggio Indire: «A sei mesi dalla fine dei corsi, ha trovato lavoro l’80% dei 18 diplomati del corso per l’agroalimentare di Ascoli Piceno. E dei 13 diplomati del corso per il calzaturiero di Fermo, il 50% lavora e il 10% prosegue gli studi. Ad un anno di distanza, dei 18 diplomati di marketing e web strategy per la moda di Civitanova Marche, il 75% lavora e il 5% continua gli studi». 

Secondo Marchetti e Santori: «Non ci si può accontentare dei numeri positivi, l’Its deve sempre rinnovarsi per non venire schiacciato tra istituti Superiori e Università». Stefano Zannini presidente Fondazione ITS Tecnologia e Made in Italy (1 corso sufficiente, 1 problematico e 1 critico nella valutazione di Indire) afferma che i suoi corsi «risultano penalizzati perché il monitoraggio è basato principalmente su numero di iscritti e diplomati e riferita a corsi conclusi nel 2019. Invece, in media, nove ragazzi su dieci diplomati nei nostri corsi trovano lavoro». 

Nel monitoraggio di un anno fa era andata leggermente meglio: un corso sufficiente e uno problematico. «Si tratta di una graduatoria che analizza aspetti quantitativi e non qualitativi e che comunque non rispecchia il percorso di crescita, sia come iscritti che diplomati, avuto fino ad oggi» aggiunge Zannini che osserva: «La forte aderenza dei nostri corsi alle richieste del mercato fa sì che molti ragazzi trovino lavoro ancora prima di completare il ciclo di studi: in questo caso non parlerei di “abbandono”, ma di un inserimento lavorativo precoce. Dobbiamo sicuramente fare di più per allargare il nostro bacino di utenza e far crescere ulteriormente le iscrizioni».



© RIPRODUZIONE RISERVATA





fonte Corriere Adriatico

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here