Il cane della vicina lo disturba, 50enne evade dai domiciliari: «Meglio in carcere che sentire abbaiare»

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Il cane della vicina lo disturba, 50enne evade dai domiciliari: «Meglio in carcere che sentire abbaiare»


Un esemplare di Chihuahua (foto d’archivio)

 

Il cane della vicina lo tormenta e lui, un 50enne fabrianese ai domiciliari, decidere di evadere e farsi arrestare per essere portato a Montacuto. Due mesi dietro le sbarre, poi il ritorno a casa e la decisione di andarsene dal palazzo, a Fabriano, dove viveva una 46enne originaria del Venezuela e il suo Chihuahua. La vicenda è emersa questa mattina in tribunale nel corso del processo in cui la donna, proprietaria dell’animale, doveva rispondere del reato di disturbo della quiete pubblica. E’ stata condannata dal giudice a pagare un’ammenda del valore di 300 euro. Dovrà inoltre risarcire il 50enne con 5mila euro. Quest’ultimo era parte civile con l’avvocato Paolo Tartuferi. Il procedimento terminato oggi è nato da una serie di denunce presentate dal 50enne a partire dal 2015 e sempre legate al fastidio provato per i guaiti del cane che abitava con la sudamericana al piano superiore. Ma è nella primavera del 2018 che la situazione sarebbe precipitata in maniera definitiva. In quel periodo, l’uomo si trovava in detenzione domiciliare per espiare una pena di otto mesi per omicidio stradale. Al sesto mese di arresti, il 50enne – ormai tormentato dall’abbaiare quotidiano dall’animale – era uscito di casa, venendo arrestato per evasione a pochi passi dal condominio. Per due mesi è stato rinchiuso a Montacuto, poi è uscito: giusto il tempo di tornare a casa, fare le valigie e abbandonare il palazzo per fuggire il più lontano possibile dal Chihuahua. Per un periodo, in attesa di diversa sistemazione, avrebbe anche dormito in auto. In un altro procedimento attualmente in corso, il 50enne si trova imputato per minacce e danneggiamento: la sera di Natale del 2015 avrebbe aggredito la vicina, sbattendo un pugno contro la sua porta. L’aveva raggiunta al piano superiore per chiederle di calmare il cane. In quell’occasione era dovuta anche intervenire la polizia. Nel processo di oggi, il difensore dell’imputata, l’avvocato Enrico Carmenati, aveva chiesto per l’assistita l’assoluzione: nessun altro vicino si sarebbe mai lamentato del cane, ad eccezione del 50enne.

(fe.ser)



Fonte CronacheAncona.it

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