la riforma spinge la società di sviluppo sempre più verso l’Europa

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Guido Castelli

ANCONA – Non solo Regione. Nella ridefinizione della macchina amministrativa disegnata dalla giunta Francesco Acquaroli, rientrano a pieno titolo anche le partecipate e, contestualmente alla riorganizzazione dei vertici di Palazzo Raffaello – che nel giro di qualche settimana dovrebbe approdare in Consiglio regionale per il via libera – è partito il new deal della Svim, società Sviluppo Marche che segue principalmente la partita dei Fondi europei. A cambiare sarà innanzitutto il nome, modificato in Svem, acronimo che sta per Sviluppo Europa Marche. 

 

Ad annunciarlo, ieri in Aula, l’assessore al Bilancio Guido Castelli, che ha reso nota l’approvazione in giunta della proposta di legge per modificare l’assetto della srl. Una partita non da poco, considerando che, a stretto giro di posta, arriveranno i soldi del Recovery e quelli della nuova programmazione Ue 2021/2027. Stando alla logica dei pesi e contrappesi interni alla maggioranza, la guida dell’ente dovrebbe essere in quota Lega, considerando che gran parte delle nomine fatte finora si è assestata sulla metà campo di Fratelli d’Italia. 

In questo caso, però, il Carroccio non intende cedere, anche perché esprime l’assessore con delega ai Fondi europei, Mirco Carloni. Attualmente, la Svim è guidata da un amministratore unico – nella precedente legislatura era stato nominato il coordinatore dei Verdi nelle Marche, Gianluca Carrabs, per ricoprire questo incarico – ma la pdl ad iniziativa della giunta deliberata lo scorso lunedì prevede che «l’organo di amministrazione sia costituito da un amministratore unico oppure, per specifiche ragioni di adeguatezza organizzativa e tenendo conto delle esigenze di contenimento dei costi, da un consiglio di amministrazione composto da tre membri, di cui almeno uno a rappresentanza del socio maggioritario», come si legge all’articolo 3 della normativa. Sarà poi la giunta a nominare l’amministratore unico o a designare i rappresentanti della Regione nell’organo di amministrazione. La nomina dei componenti dell’eventuale cda e del collegio sindacale è effettuata secondo modalità tali da garantire la presenza per almeno un terzo del genere meno rappresentato. 

Lo statuto della società deve inoltre prevedere inoltre che oltre l’80% delle attività sia effettuato nello svolgimento dei compiti affidati dai soci. «La produzione ulteriore rispetto al suddetto limite di fatturato è consentita solo a condizione che permetta di conseguire economie di scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell’attività principale della società», spiega l’articolato. Inoltre, gli eventuali utili non saranno redistribuiti ai soci, ma reimpiegati per il perseguimento dell’oggetto sociale. 

Oggetto sociale che si traduce, principalmente, nell’elaborazione e nell’attuazione «di progetti di sviluppo territoriale derivanti da iniziative dell’Unione europea, nazionali o regionali, nonché di interventi a sostegno dello sviluppo dell’innovazione anche a livello internazionale». Possono rivestire la qualità di soci gli enti pubblici, in particolare gli enti locali della Regione e loro associazioni, le Università ed i consorzi. A Palazzo Raffaello è riservata la maggioranza delle quote costituenti il capitale sociale. «Una delle principali novità che vorremmo introdurre con la Svem – spiega Castelli – è quella di metterla al servizio anche dei Comuni. Da sindaco (per 10 anni è stato primo cittadino di Ascoli, prima di entrare nelle giunta Acquaroli, ndr), mi sono reso conto di quali possano essere le difficoltà legate alla partita dei Fondi europei e, dunque, ora la Regione vuole tendere la mano agli enti locali in questo senso».

 



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fonte Corriere Adriatico

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