Report sullo stato di salute dell'economia marchigiana: luci ed ombre

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ANCONA – Luci e ombre sullo stato di salute dell’economia marchigiana nel sesto Rapporto sull’imprenditorialità nelle Marche, realizzato in collaborazione fra la Fondazione Aristide Merloni di Fabriano e il Centro per l’Innovazione e l’Imprenditorialità dell’Università Politecnica delle Marche.

Le limitazioni imposte alle attività economiche e alla mobilità nel corso del 2020 e nella prima metà del 2021 hanno avuto un significativo impatto sull’avvio di nuove imprese. Nel 2020 si è avuta nelle Marche una riduzione del 24% delle nuove iscrizioni, 6.749, più accentuata della media nazionale (-17%). L’impatto sulla nascita di nuove imprese è stato limitato ai mesi iniziali del lockdown (marzo-maggio 2020) mentre è risultato scarsamente significativo negli altri periodi. Le Marche nei primi cinque mesi del 2021 registrano una ripresa più consistente in termini di iscrizioni: +34,5%, rispetto alla media nazionale del +27,6%.

La riduzione delle cessazioni risulta, invece, poco al di sotto del valore medio nazionale: -6,1% contro la media del -7%. L’incremento delle iscrizioni suddiviso per province, pone al primo posto Fermo + 41,6%, seguita da Macerata con +38,5%, Pesaro Urbino +37,2, Ancona +35,4% e Ascoli Piceno +17%. La provincia di Macerata ha registrato il rallentamento più marcato delle cessazioni (-12,8%) seguita da Pesaro e Urbino (+9,1) e Ancona (+7,8%). Al contrario, Fermo (+8%) e Ascoli Piceno (+1,9%). Nei primi cinque mesi del 2021 le performance migliori in termini di iscrizioni si osservano nel settore dei servizi di informazione e comunicazione (+60,76%) e nelle attività finanziarie e assicurative (+45,24%). Il settore dei servizi di alloggio e ristorazione ha registrato una crescita significativa delle iscrizioni pari al +44,23%. Da segnalare il dato sull’industria manifatturiera con +24,07%.

Start Up e Spin Off

Passando alle start-up, nelle Marche a fine 2020 risultavano iscritte e presenti nel registro come start-up innovative 336 imprese, pari al 2,9% del totale nazionale. Le province che mostrano la maggiore vivacità sono Ancona (105, complessivamente 211) e Ascoli Piceno (82, complessivamente 154), seguite da Macerata (63, complessivamente 131), Pesaro e Urbino (59, complessivamente 102) e Fermo (27, complessivamente 47). Nel caso delle Marche la maggiore presenza di start-up innovative è rilevata nei comuni di Ancona, Ascoli Piceno, Pesaro e Jesi. Seguono comuni contigui a queste aree (come Fano e Osimo) o caratterizzati dalla presenza di atenei (Macerata, Camerino).

Anche nel caso degli spin-off le Marche risultano fra le regioni italiane con la maggiore vivacità, superiore a quanto ci si sarebbe aspettato in relazione alla popolazione di ricercatori e studenti. Il numero degli spin-off universitari costituiti dal 2001 nella regione per ateneo di provenienza: UnivPM 54; UniCam 28; UniUrb 14; UniMc 5, complessivamente 101. Oltre un quarto degli spin-off marchigiani è attivo nell’ICT e oltre il 20% nei servizi per l’innovazione destinati ad altre imprese. Nel complesso gli spin-off attivi hanno sviluppato un valore della produzione nel 2019 di poco superiore ai 15,6 milioni di Euro, con un significativo incremento rispetto al 2018 (+19,3%).

Imprese al femminile

Secondo l’Osservatorio per l’imprenditorialità femminile di Unioncamere le imprese femminili registrano una diminuzione dal 2019 al 2020 dello 0,29% in Italia. Le Marche sono la terza regione italiana con la variazione percentuale negativa più alta -1,22%, molto superiore alla media italiana.
Se si considera il tasso di femminilizzazione, le 38.352 imprese femminili rappresentano il 23% delle imprese marchigiane totali, contro una media nazionale del 22%. Le province che mostrano una perdita più consistente di imprese sono Ancona (-1,69%); Macerata (1,49%); Pesaro Urbino (-1,08%); Ascoli Piceno (0,69%); Fermo (-0,55%).

Il tasso di femminilizzazione maggiore si ha nei settori relativi ai servizi (56,4%), alla sanità e assistenza sociale (40,6%), alle attività di servizi di alloggio e ristorazione (30,4%), all’istruzione (30,4%), alle agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (28,4%), all’agricoltura, silvicoltura e pesca (28,4%), alle attività finanziarie e assicurative (24,6%), alle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (24,6%) e al commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione (23,7%). Il settore delle costruzioni è quello con tasso di femminilizzazione minore nonostante siano presenti 1.215 imprese a prevalenza femminile in questo ambito. In termini di numerosità assoluta, il settore con maggiore presenza di imprese femminili è quello del commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione con 8.877 imprese, seguito dall’agricoltura, silvicoltura e pesca con 7.203 imprese e attività manifatturiere con 4.565 imprese. Questi 3 settori insieme rappresentano il 54% delle imprese femminili marchigiane. Anche tra le start-up innovative si registra una percentuale piuttosto bassa di imprese femminili: solo il 14,2% delle 351 start-up innovative registrate nelle Marche sono imprese femminili, dato percentuale comunque superiore rispetto alla media nazionale (12,7%). Tra le motivazioni che ricorrono nella spiegazione del gap di genere nei servizi knowlwdge-based, la bassa percentuale di donne che conseguono una laurea nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics).





fonte Centropagina

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