«Possibile una ripresa del virus che non significa più ricoveri. Abbiamo scudi per difenderci»

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«Possibile una ripresa del virus che non significa più ricoveri. Abbiamo scudi per difenderci»

Professor Stefano Menzo, direttore del laboratorio di Virologia degli Ospedali riuniti di Torrette e docente di Microbiologia alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Politecnica delle Marche: il fatto che ci sia stato un balzo dei contagi (ieri 46 casi positivi, di cui 27 solo nella provincia di Ascoli Piceno, ndr) può essere legato alla circolazione della variante Delta? 
«È difficile dirlo perché dipende da tanti fattori, anche dal tracciamento che viene fatto. Più è puntuale, più casi positivi emergono. Ad ogni modo, siamo tutti in attesa che possa aumentare il numero dei contagi».
La carica virale rilevata nei nuovi positivi è molto alta: è colpa della mutazione indiana? È più aggressiva rispetto a quelle che l’hanno preceduta? 
«Una carica virale alta significa solo che le infezioni sono recenti. Quando è bassa, invece, vuol dire che l’infezione è collocabile in un lasso di tempo che va da qualche giorno a qualche settimana prima. A marzo abbiamo registrato carche virali molto alte che poi non abbiamo più visto. Quando non le rileviamo, significa che vediamo poche nuove infezioni. È chiaro che, se invece ne registriamo tante contemporaneamente, vuol dire che è successo qualcosa di recente e va monitorato».
Come, ad esempio, il caso del cluster a San Benedetto del Tronto per una festa in spiaggia organizzata lo scorso giovedì. La circolazione della variante Delta nella nostra regione può avere come conseguenza una nuova ondata a stretto giro di posta?
«Un’ondata direi di no. Rischiamo una ripresa dei contagi un po’ più evidente. Avevamo ormai da tempo raggiunto una sorta di plateau, sotto il quale era impossibile andare. Ora può darsi che, se non stiamo attenti, avremo una “ripresina”, ma non un’ondata vera e propria. Anche perché ora siamo attenti e, se si realizza che la ripresa sta diventando più consistente, penso che le misure per il contenimento del contagio scattino abbastanza in fretta e, in questo modo, si riuscirà a fermarla prima che diventi un’ondata».
Quindi non dobbiamo temere neanche una nuova impennata nei ricoveri ed un aumento dei decessi?
«Esatto, non dovremmo vedere le strutture ospedaliere saturarsi di nuovo. Le persone contagiate che prima riempivano i reparti degli ospedali, ora sono state in gran parte vaccinate. Certo, è anche vero che ci sono ancora alcuni soggetti “a rischio” che non hanno ricevuto la somministrazione».
Tra i soggetti con più di 60 anni di età, sono oltre 58 mila quelli che, nelle Marche, non hanno aderito alla campagna vaccinale. Un numero di molto inferiore rispetto a quello che, invece, ha ricevuto la profilassi, ma comunque non trascurabile.
«Questa è una stortura che sarebbe importante correggere per garantire la massima copertura e protezione dalle conseguenze più gravi del contagio».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 



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fonte Corriere Adriatico

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