Discoteche ancora in stand-by: «Siamo allo stremo, fateci riaprire al più presto»

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Discoteche ancora in stand-by: «Siamo allo stremo, fateci riaprire al più presto»


Una delle piste del Melaluna, lo storico locale da ballo di Castelfidardo, di cui è titolare Maurizio Casarola

«La nostra categoria è allo stremo dopo 17 mesi di chiusura per decreto: fateci riaprire al più presto e nel rispetto delle norme di sicurezza e anti-Covid altrimenti molti locali da ballo si  dovranno arrendere e rischiano di non ripartire».

Maurizio Casarola, delegato Marche di Assointrattenimento

E’ un grido di allarme quello lanciato da Maurizio Casarola, delegato per le Marche di Assointrattenimento, una delle associazione di categoria che tutela il mondo delle discoteche e dei locali di intrattenimento serale e notturno. Un settore sull’orlo del baratro dopo lo stop inferto dall’emergenza sanitaria che proprio ieri va visto sfumare l’ennesima possibilità di avere una data certa per la riapertura. Il governo ha deciso di rinviare la decisione spegnendo ancora una volta la speranza di riaccendere musica e riflettori in pista dal prossimo 10 luglio. E così dalle 18 di oggi a Roma in piazza San Silvestro è iniziato il sit in di protesta delle sigle sindacali dei gestori dei locali. «Lasciano chiuse le nostre attività e poi assistiamo alle scene delle piazze piene, con musica, spettacoli estivi e assembramenti o ai balli negli chalet  o sulle spiagge in piena anarchia e senza alcun controllo– osserva Casarola, titolare della sala da ballo Melaluna di Castelfidardo, 50 anni di esperienza maturata nel settore – Tutte situazioni che non permettono la rintracciabilità di chi vi ha preso parte mentre nei nostri locali, che rientrano nella categoria del pubblico spettacolo, sono stringenti i protocolli di legge previsti per il rilascio della licenza. Norme che garantiscono sicurezza ai nostri clienti e ai nostri dipendenti. Sulle piazze invece chi controlla ad esempio i giovani? La soluzione di imporre la presentazione del green pass per entrare in una sala da ballo mi sembra ottima, meglio di quella di diminuire la capienza e le presenze al 50% o di ballare indossando le mascherine. Se poi proprio non dobbiamo aprire, che almeno siano erogati i ristori o previsti sgravi fiscali perché ciascuno di noi continua a pagare ogni mese le spese fisse. Bollette di acqua, luce e gas, locazioni, assicurazioni e tassa rifiuti, io non lavoro da un anno e mezzo  ma la bolletta di 6mila euro della Tari devo comunque pagarla. Non si possono fare proclami e poi nella realtà dei fatti non succede nulla».

La sala concerti del Mamamia

Nelle Marche sono 70 i locali, tra discoteche (un 30% dei quali) e sale da ballo, che attendono una risposta, un segnale dalle istituzioni, come le 7-8000 persone che lavorano nel comparto. «Siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire – aggiunge con amarezza Maurizio Casarola – Forse non ci si rende conto che dietro ad una discoteca ci sono anche le famiglie del personale in sofferenza e senza lavoro e quelle dell’indotto, ad esempio dei musicisti delle orchestre, degli addetti dei service. La Regione Marche aveva promesso il suo interessamento non ha previsto alcun ristoro per noi, come invece ha fatto per i lavoratori dello spettacolo. Forse siamo considerati lavoratori dello spettacolo di serie B? Il nostro futuro è incerto e dopo un anno c’è anche chi chi ha gettato la spugna o chi è stato costretto a optare per altre soluzioni magari aprendo il ristorante con musica di sottofondo. Nella nostra regione il 5-6% dei locali ha invece già chiuso definitivamente perchè dopo 17 mesi senza introiti è difficile sopravvivere». Assointrattenimento oltre ad avviare una petizione a livello nazionale con raccolta firme per fare pressing sul governo, dopo la protesta di oggi nella capitale valuterà nuove forme di mobilitazione se lo stallo decisionale sul settore dell’intrattenimento proseguirà. «Certo, se non succederà niente siamo pronti anche nelle Marche, come nelle altre regioni, ad andare a protestare  davanti a Palazzo Raffaello come hanno già fatto altre categorie. Siamo diventato un settore invisibile: se ci tenete chiusi dateci almeno dei ristori. Noi però preferiamo tornare a  lavorare, in totale sicurezza questa è la premessa».



Fonte CronacheAncona.it

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