Voto ai 18enni per il Senato, una riforma che divide la politica. Le reazioni dei marchigiani

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Voto ai 18enni per il Senato, una riforma che divide la politica. Le reazioni dei marchigiani


ANCONA – Via libera al voto dei 18enni al Senato. Il disco verde a Palazzo Madama. Una novità che fa cadere il vincolo stabilito dall’articolo 58 della Costituzione che riservava questa facoltà a chi aveva compiuto 25 anni di età. Dalla prossima elezione politica, tutti gli elettori potranno eleggere i senatori. Un tema sul quale la politica si divide.

Mangialardi (Pd): «Passo avanti per la democrazia»

Maurizio Mangialardi, capogruppo consiliare Pd

Parla di passo avanti per la democrazia il capogruppo dei dem Maurizio Mangialardi che sottolinea il fatto che la riforma «è un modo intelligente di allargare e completare la partecipazione dei più giovani alla vita politica del Paese in un momento fondamentale per il nostro futuro.

Gli anni che verranno dopo la pandemia – prosegue – saranno decisivi soprattutto per le nuove generazioni e quindi trovo sacrosanto che il loro contributo, anche tramite l’espressione del voto, sia garantito nella maniera più ampia possibile».

Prisco (Fdi): «Primo passo, ma chi vota può essere votato»

Emanuele Prisco, coordinatore regionale Fratelli d’Italia

«Giorgia Meloni, allora ministro della Gioventù, fu la prima a proporre la riforma costituzionale per l’abbassamento dell’età di coinvolgimento democratico dei giovani alla vita politica del Paese, poi il Governo cadde – spiega Emanuele Prisco, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e capogruppo di Fdi in Commissione Affari Costituzionali- . Il nostro partito aveva chiesto di migliorare ulteriormente questa proposta sul principio che la proposta di legge Meloni riportava “chi vota può anche essere votato”, perché pensiamo debbano esserci anche rappresentanti delle giovani generazioni all’interno Parlamento. In ogni caso abbiamo votato favorevolmente alla proposta, un primo passo in questo senso e mi auguro che si possa arrivare quanto prima anche a coinvolgere in rappresentanza diretta le giovani generazioni, perché siamo uno dei pochi Paesi occidentali nei quali questo non è possibile. Spesso il Parlamento decide delle nuove generazioni e del loro futuro senza consultarle. Penso ad esempio a quando si è deciso sullo scostamento di bilancio o su misure come il rinnovo del reddito di cittadinanza o sul cashback, misure che poi pagheranno le future generazioni, così come quando si scelse sulla riforma pensioni o sulla chiusura delle scuole durante la pandemia».

Marchetti (Lega): «Opportunità di crescita per tutto il Paese»

Riccardo Augusto Marchetti, commissario regionale della Lega, dietro il gruppo consiliare

Secondo il commissario regionale della Lega, Riccardo Augusto Marchetti, il superamento del vincolo stabilito dall’articolo 58 della Costituzione, che riserva la facoltà di esprimere il voto per il Senato soltanto a chi ha compiuto 25 anni di età, «non deve essere un cambiamento fine a se stesso, ma si deve inserire in un quadro ben più ampio. Attualmente il problema non è certo la maturità dell’elettore in senso anagrafico, quanto piuttosto la maturità conseguente a un’adeguata informazione. Un elettore disinformato, poco importa quanti anni abbia, è un elettore inconsapevole e di certo incapace di contribuire al bene del Paese. I giovani non sono soltanto il futuro – spiega -, ma anche il presente: stanno dimostrando di essere parte attiva nel dibattito politico attuale e per questo meritano di essere ancor più responsabilizzati. Questa riforma – conclude – sarà un incentivo per loro, che potranno essere determinanti anche nell’elezione dei senatori, ma si tratta anche di un’opportunità di crescita per tutto il Paese».

Coltorti (M5s): «Stimolo per l’impegno civico di cui abbiamo urgente necessità»

Mauro Coltorti, presidente della Commissione Lavori Pubblici del Senato

«Molte persone, inclusi simpatizzanti del Movimento 5 Stelle, hanno avanzato perplessità sull’allargamento dell’elettorato attivo per il Senato ai 18enni – spiega il senatore del Movimento 5 Stelle Mauro Coltorti -, ma se una persona può guidare una macchina assumendosi la responsabilità di un ipotetico incidente, e, divenendo maggiorenne diviene imputabile di eventuali reati, non si capisce perché non dovrebbe essere in grado di informarsi e scegliere i propri rappresentanti in Senato. È vero che ci sono tanti giovani che non si informano e non seguono le vicende politiche. Ci sono però anche tantissime persone adulte che non sanno neppure chi sia il presidente della Repubblica o quello del Consiglio. Concedere il voto ai 18enni per scegliere i membri del Senato – conclude – è anche un modo per richiamarli alle proprie responsabilità e dunque uno stimolo per l’impegno civico di cui abbiamo urgente necessità».

Carrescia (IV): «Non consente di candidarsi al Senato dai 18 ai 24 anni»

Piergiorgio Carrescia insieme all’ex ministra Teresa Bellanovana (immagine di repertorio)

«Italia Viva ha votato questa riforma e ha fatto bene perché il poco è meglio del niente ma, e la mia è una posizione personale, ho molte perplessità sulla proposta di legge perché è al di fuori di una riforma organica – afferma Piergiorgio Carrescia, membro dell’assemblea nazionale di Italia Viva – . Il limite più evidente è che la legge si limita a riconoscere l’elettorato attivo ma non quello passivo, cioè la possibilità di essere eletto, a chi a meno di 24 anni. La fascia di giovani fra i 18 e i 24 anni potrà scegliere i senatori ma nessuno di essi potrà candidarsi al Senato a sostenere le ragioni del suo voto».

Secondo Carrescia si tratta di una «una riforma spezzatino che manca di una visione strategica che c’era invece nella riforma del 2016 di Renzi; poteva non piacere a tanti (com’è accaduto, dico io “purtroppo”) ma era un vero progetto che dava risposta a tanti problemi esistenti e che ora si sono accentuati. Come ha acutamente osservato in un recente articolo Marco Bentivogli, la riduzione dei parlamentari senza la modifica delle competenze di Camera e Senato o senza il superamento del bicameralismo, al quale si aggiunge ora l’uniformità della base elettorale delle due Assemblee, farà venir meno ogni distinzione e con essa ogni ragione e significato del bicameralismo stesso.

Si sta andando avanti con accordicchi acchiappa like – prosegue – e la responsabilità è dell’asse PD-M5S. Il PD prima ha accettato la riduzione dei parlamentari in cambio di un vacuo impegno a una riforma complessiva che non vedrà la luce in questa legislatura e ora si accontenta di una mezza modifica dei diritti elettorali sbandierandola come un grande successo. Avremo invece sempre due Camere che solo formalmente legiferano e si accentuerà, senza un riforma del “chi fa cosa”, il meccanismo della fiducia a decreti legge discussi ormai in un solo ramo del Parlamento e ratificati passivamente dall’altro».

Per l’esponente di Italia Viva occorre invece «una riforma complessiva facendo una chiara scelta: o un bicameralismo con ruoli e competenze diverse fra Camera e Senato oppure un sistema monocamerale, un’idea quest’ultima avanzata da autorevoli costituzionalisti come Sabino Cassese e Francesco Clementi. Nel momento in cui naufraga lo strampalato progetto di Grillo-Casaleggio della democrazia diretta va ritrovato un equilibrio nel ruolo delle rappresentanze per evitare che le scelte che riguardano tutti nascano da strategie di marketing di qualche influencer più o meno consapevolmente lobbyzzato e non da un Parlamento eletto dai cittadini».





fonte Centropagina

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