Minacce, spaccio ed estorsioni ai disabili: condannata un’intera famiglia

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Minacce, spaccio ed estorsioni ai disabili: condannata un'intera famiglia

«Se ci denunci ti ammazzo davanti ai Carabinieri», «prima o poi ti uccido» o ancora «o prendi l’eroina da me o te ne vai via dal Piano»: minacce, pugni e violenze per vendere la droga, ma anche raggiri ai disabili per costringerli ad accendere dei finanziamenti per comprare automobili e tv che poi finivano nelle loro mani. Si è conclusa con una stangata del Gup Paola Moscaroli l’operazione “San Lazzaro”. Le pene complessive sono di quasi vent’anni mentre il processo vede coinvolti dodici imputati, tra cui un’intera famiglia rom composta da mamma, papà e i due figli (tutti già noti alle forze dell’ordine).


Il giudice ha condannato il padre 51enne a 7 anni e 6 mesi di reclusione con 3mila euro di multa. Le accuse vanno dallo spaccio, all’estorsione, alla sostituzione di persona e lesioni personali. Sua moglie, coetanea di lui, ha preso 4 anni e 10 mesi più 1600 euro di multa per estorsione, per i due fratelli (28 e 24 anni) 3 anni e 8 mesi più 1200 euro di sanzione ciascuno per furto in abitazione ed estorsione. Poi sono andati rispettivamente 1 anno ciascuno per spaccio ad una 51enne di origine slovacca e ad un 38enne del Marocco. Otto mesi di patteggiamento per un’anconetana di 47 anni, anche lei accusata di spaccio di eroina. La famiglia, più altri sei imputati hanno chiesto il rito abbreviato, mentre cinque sono stati rinviati a giudizio e se la vedranno in dibattimento. Uno solo di loro ha patteggiato. 


Sono passati due anni dall’operazione della Squadra mobile coordinata dal pm Rosario Lionello. Per mesi avevano indagato sul gruppo di pusher diventati l’incubo del quartiere anconetano. Decine gli episodi delittuosi. Il capofamiglia aveva costretto i tossici ad acquistare droga esclusivamente da loro. Quando questi si rifiutavano scattavano le botte. Ma non solo, una persona con grave invalidità era stata costretta a consegnargli 500 euro e la carta d’identità per acquisitare un televisore che poi avrebbero tenuto a casa. Un loro vicino di casa era stato obbligato a “sfrattare” dietro minacce continue perché la famiglia voleva impossessarsi del suo appartamento, occupando così tutto lo stabile in parte gestito dall’Erap. 












fonte AnconaToday

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