Vertenza Elica, firme e fondi da ‘Fabriano Progressista’

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Vertenza Elica, firme e fondi da ‘Fabriano Progressista’


Il banchetto dell’associazione Fabriano Progressista a sostegno della risoluzione della vertenza Elica

 

Anche l’associazione Fabriano Progressista, ha accolto con soddisfazione la decisione della dirigenza Elica di rivedere il piano della delocalizzazione delle produzioni in Polonia.  Martedì 13 luglio azienda e sindacati torneranno a incontrarsi per confrontarsi sulle proposte risolutive della vertenza, da discutere poi il 21 luglio al tavolo del Mise. «Le lotte intense dei lavoratori, a cui va tutto il merito per essere riusciti a non farsi dividere e malgrado i tentativi e i comportamenti antisindacali messi in atto dall’azienda, hanno scongiurato il licenziamento di massa della quasi totalità delle maestranze degli stabilimenti di Cerreto d’Esi e Mergo. – ricorda una nota dell’associazione – Ora si apre una nuova fase, non meno impegnativa, dove Fiom-Fim-Uilm non possono che vigilare sull’andamento dell’azienda e  verificare se il rientro di parte della produzione dalla Polonia, sia reale». «Questa vertenza che è ben lungi dalla sua conclusione, – teme il consigliere comunale Vinicio Arteconi dell’Associazione Fabriano Progressista – continuerà a essere seguita con il medesimo impegno sin qui profuso dalla nostra Associazione, che l’ha portata all’attenzione della cittadinanza con la sottoscrizione della Lettera-Appello rivolta al senatore Francesco Casoli. Sino a oggi ha registrato l’adesione di oltre 1000 concittadini che hanno firmato nel punto raccolta in piazza del Comune nelle 4 uscite effettuate dai nostri militanti e raccolto 800 euro da destinare alla cassa di resistenza della Rsu. Un appello lo vogliamo rivolgere alle forze politiche regionali per l’avvio dell’iter da parte del Consiglio regionale per il riconoscimento “dell’Area di Crisi Complessa” per il territorio dell’entroterra fabrianese, che registra qualcosa come 6 mila disoccupati. Se non vogliamo condannare Fabriano al continuo depauperamento dei servizi e posizionarla ai margini della produzione industriale è necessario procedere nella direzione sopra indicata, così come già avvenuto per i territori del sud delle Marche».



Fonte CronacheAncona.it

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