«Così il mio Roberto ha chiuso quel cerchio rimasto aperto nel ‘94»

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«Così il mio Roberto ha chiuso quel cerchio rimasto aperto nel ‘94»


JESI – «Si è visto quello che vale Roberto». Ne è sicuro babbo Aldo. Lì a Villa Fabbro dove, come sempre, ha seguito in tv insieme alla moglie Marianna il figlio Roberto Mancini diventare Campione d’Europa alla guida della Nazionale Italiana di calcio.

Gli amici raccontano il Mancini privato: «Se vinceva voleva andare in bici fino a Santiago de Compostela. Il chiodo fisso prima degli Europei»


 

 

Da giocatore e da allenatore il figlio di Aldo e Marianna aveva già vinto scudetti e trofei in piazze dove non ne erano arrivati mai o non ne arrivavano da anni. Ora raggiunge Pozzo, Valcareggi, Bearzot e Lippi nel ristrettissimo club dei Ct azzurri vincenti. «Roberto ha riportato in tutti l’amore per la Nazionale che non c’era più. Il merito è di tutti quelli che ci hanno lavorato- dice Aldo- dal massaggiatore a Mancini, fino ai giocatori che sono stati sempre uniti. Compatti, anche nelle difficoltà, trovando ogni volta la forza di darsi una mano. Come l’altra sera, quando si sono ritrovati sotto di un gol quasi subito. Poi la vittoria è arrivata ai rigori e i rigori sono una sofferenza. Chi sta nel calcio lo sa bene». E Aldo Mancini di stare nel calcio può dirlo forte, dato che ancora oggi che gli anni sono 86 la sua seconda casa è il campo, al Pirani del Boario dove si allena la Junior Jesina la cui scuola è intitolata al figlio. 

Le partite le ha viste tutte
«Nel pallone ci sto dal ’49, le partite di Roberto calciatore in Nazionale le ho viste tutte, le 36 presenze con la maggiore e quelle nell’Under 21. Le posso raccontare per filo e per segno. C’ero anche a Stoccarda». La sera, il 23 marzo ‘94, nell’ultima in Nazionale per Bobby Gol, in un’amichevole pre Mondiali con la Germania. Questo successo da Ct chiude in azzurro un cerchio che per il Mancini giocatore era rimasto interrotto. «Questo di importante lui ha portato come allenatore, l’attenzione per tanti giocatori giovani, bravi. E se c’è chi merita- dice Aldo Mancini- allora gli va dato spazio, anche se a lasciarglielo devono essere i più grandi. Ai suoi tempi l’attenzione era tutta per i giocatori delle squadre del nord ma sono in pochi a dirlo. Eppure se di lui tutti gli allenatori, da Burgnich a Boskov fino a Eriksson, hanno detto che era il migliore, qualcosa doveva avere. Merito della madre!» dice Aldo, con la signora Marianna vicino. La mamma del Ct aveva confessato: «Roberto se lo sentiva che avrebbe vinto gli Europei e da mamma me lo sentivo pure io. Dopo il gol degli inglesi quasi non ci speravo più, ho pensato che la malasorte si sarebbe accanita contro, adesso siamo tanto felici». 

L’attesa di Jesi
Ora l’attesa è per il ritorno a Jesi di Roberto da Campione d’Europa, forse già oggi dopo i festeggiamenti romani fra Quirinale e Palazzo Chigi di ieri. Probabilmente una toccata e fuga, per poi ripartire per le vacanze. Un po’ come dopo la storica Premier League vinta nel 2012 col Manchester City che non ci riusciva da 44 anni: passaggio a Villa Fabbro e appuntamento coi cappelletti di Marianna, che il Ct ha in passato dichiarato essere imbattibili. Ci sarà tempo, poi, anche per una festa pubblica più in grande stile. «Non so ancora se il Comune organizzerà qualcosa, penso lo farà – dice Aldo- ricordo la festa per il successo alle Olimpiadi di Giovanna Trillini, fui il primo a portare a sfilare i ragazzi della scuola calcio e a portarle un mazzo di rose sul palco. A Jesi lo sport fa sempre gioire».

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Ultimo aggiornamento: 15:29


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fonte Corriere Adriatico

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