“Per Orazio la filosofia è un anelito ma la vita è piena di inciampi, questo lo rende simile a noi”

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Ancona 12/07/2021
– Angela Lombardo, scrittrice e formatrice, ha tradotto per il festival epicureo alcune opere del poeta Orazio che ci presenterà sul palco della Scuola Pascoli e che verranno interpretate dall’attrice del Melograno Catia Urbinelli.

Ciao Angela, che ricordo ti porti dentro del Festival 2020?

È stato un momento meraviglioso e direi davvero magico, perché ha dato vita a qualcosa che non è stato solo uno scambio culturale ma prima di tutto la creazione di un vero e proprio kepos (giardino – ndr) epicureo fondato sulla gioia di stare insieme, sulla condivisione e sull’amicizia. Trovo che questo sia davvero toccante perché riunisce la sostanza e la forma dell’insegnamento di Epicuro, creando qualcosa che oggi più che mai è davvero raro e preziosissimo sotto ogni punto di vista, intellettuale e umano.


Quest’anno non sarai tu a parlare ma presterai le parole a Orazio. Chi era Quinto Orazio Flacco?

Quinto Orazio Flacco è un uomo che sento di comprendere e di amare fin da quando ero giovanissima per la sua immensa umanità, per la sottile ironia con cui è capace di guardare il mondo e ricostruirlo con l’eleganza di una poesia che bilancia la dolcezza e una sorta di cinico distacco in un modo davvero geniale.


Cosa si prova a tradurre un poeta che con le sue parole ha “costruito un monumento più duraturo del bronzo e più alto delle Piramidi”?

Ritengo che come i grandi standard del jazz non finiranno mai di dare vita a nuove cover, anche la grande letteratura abbia così tanto spessore da riuscire a prestarsi a un’infinità di “cover” per ogni traduzione che si cimenta nell’impresa di darle una nuova voce.

Nel lavorare sulle parole di Orazio ho trovato una grandissima gioia perché questo impegno mi ha portata ad osservare ogni sfumatura dei suoi testi con un’attenzione immensa, cercando di restituirne soprattutto la vivacità e la potenza espressiva che spesso sfocia nell’ironia.

L’epicureismo di Orazio non è “ortodosso” in cosa differisce da quello del Maestro e da quello di Lucrezio?

Sì, Orazio era molto legato agli insegnamenti epicurei ma non fu ortodosso in nulla, ed è per questo che oggi a mio avviso può essere una voce molto vicina al nostro sentire: mentre Epicuro e Lucrezio ci parlano di verità assolute e inconfutabili, Orazio esprime una visione della vita estremamente complessa e perfino aperta all’ammissione delle contraddizioni che l’essere umano può portare dentro di sé. Leggendo le sue opere osserviamo l’autoritratto di un uomo, di un intellettuale, per cui la filosofia è un anelito ma la vita è piena di inciampi e di incoerenze: è questo che io trovo straordinario e contemporaneo in lui, proprio perché non ci offre dei rigidi precetti da seguire ma una visione della vita addolcita dall’umana comprensione per l’imperfezione che ciascuno di noi porta con sé.

La partecipazione a tutti gli eventi del Festival Epicureo è gratuita, ma è necessario prenotare via mail scrivendo a infinito@epicuro.org.



fonte VivereAncona

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