“Non al denaro, non all’amore, nè al cielo, ma si alla filosofia di Epicuro e alla musica di De Andrè”

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Ancona 13/07/2021
– Simona Rossi, libraia, al Festival Epicureo proporrà un suggestivo confronto tra la filosofia di Epicuro e la musica di Fabrizio De André.

Vivi in mezzo ai libri, quale è stato il primo libro che ti ha fatto conoscere Epicuro?

Ho certezza del libro, dell’anno e di dove lo acquistai. Era il 1989 avevo appena 11 anni e avevo iniziato la mia trionfale camminata in un sentiero che a tutt’oggi batto “la lettura di un libro a settimana”. Fino a quel momento avevo speso il mio tempo su libri di biblioteche scolastiche. Quell’anno potei permettermi il mio primo libro “Lettera sulla felicità” di Epicuro di stampa alternativa, di quella fortunata serie di libri a 1000 lire. E comprai il libricino da Libreria Fogola che 28 anni dopo.. ho rilevato con grande orgoglio e passando per molte vite.

Qual è il tuo rapporto con Fabrizio De Andrè?

De Andrè è entrato nel mio ascolto quotidiano all’università: ero stata una De Gregoriana di ferro, con poche deroghe, seguendo i gusti di mio fratello (un pò ondivaghi, poco centrati né per genere né per periodo). Giunta a Bologna esplose un frastuono di band, esoterismo ritmico. Adepti di sette musicali. E strisciò di lato un ragazzo mingherlino ligure che mi disse che dovevo ascoltare “il bombarolo” (senza una reale motivazione, forse voleva fare una rivoluzione e cercava complici). Non smisi più. Ora lo ascolto quando sono un pò triste, mi permette di riconciliarmi con quella 20enne piena di gioia.

Credi che De Andrè possa essere considerato un filosofo?

Mettiamo sempre la parola filosofia quando vogliamo descrivere i testi di un cantautore. E forse sbagliamo. Intendo dire che De Andrè aveva un suo pensiero e una sua filosofia musicale: ecco corrispondevano quasi del tutto. Ma un musicista, Come Faber appunto, esprime la propria riflessione sul mondo anche con la musica. Con la scelta di un arpeggio o con la scelta di uno strumento in una orchestrazione di un suo brano. Difficile analizzare una filosofia che si fa parole e musica, forse si dovrebbe per lo più ascoltare e provarla sul corpo.

Sono più i punti d’incontro o le differenze tra il poeta genovese e il filosofo Ateniese?

Il gioco di metterli accanto non è facile, ma è stimolante e parte da un brano e da un album. Proprio perché non filosofo in senso stretto, Faber ha avuto diverse posizioni e sono evolute nel tempo e mutate e anche rivisitate. Non possiamo parlare di un pensiero organico, ma di uno sguardo si, coerente: lo sguardo verso gli ultimi da un lato e verso errori, bassezze, disagio dall’altro. Questo sguardo non giudica. Ma non trova soluzioni. Come fa il filosofo di Samo. Il quale osserva la natura, l’uomo e si interroga e trova delle risposte a degli interrogativi che De Andrè non risolve mai. Il punto di contatto diviene la canzone “il suonatore Jones” e quindi il pensiero che sottende l’album “non al denaro, non all’amore, nè al cielo” di cui ricorrono quest’anno i 50 anni dalla pubblicazione. Non sento forte la necessità del confronto quando mi cimento difronte a due giganti come loro: sento un’atmosfera simile e mi ci immergo. il suono delle parole, la melodia da un lato, il rigore e la limpidezza espositiva dall’altro creano altari e contro altari su cui sentire e far proprio la voce di entrambi. Per concluderei oserei dire: più vicini di quello che si pensa, più autonomi di qualsiasi altro e per questo identici.

La partecipazione a tutti gli eventi del Festival Epicureo è gratuita, ma è necessario prenotare via mail scrivendo a infinito@epicuro.org.



fonte VivereAncona

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