ragazzi diplomati alle superiori con conoscenze da terza media. Nelle Marche male l’inglese

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ragazzi diplomati alle superiori con conoscenze da terza media. Nelle Marche male l’inglese


ANCONA – La percezione si converte in certezza. Pandemia e didattica a distanza hanno cristallizzato l’apprendimento dei ragazzi. Un danno enorme, soprattutto alle superiori. Il rapporto Invalsi, che misura le competenze fondamentali, non concede attenuanti: uno su due termina le scuole impreparato.

Superano la prova i bambini delle elementari, ma dalle medie in poi si esce sconfitti. Niente sconti, le Marche sono dentro, in linea con una tendenza nazionale, che dà la dimensione dell’arretramento.

 

Un dato su tutti, estrapolato da Marco Ugo Filisetti. Il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale riavvolge il nastro: «Il 7% degli studenti nel 2019 ha conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado, ma con competenze di base attese, al massimo, al termine del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, se non addirittura alla fine del primo ciclo d’istruzione». Ora spinge il tasto “avanti”: «La pandemia ha aggravato questo fenomeno e la percentuale della dispersione scolastica implicita, questo è il termine tecnico, ha raggiunto il 9,5%». Tradotto: la dad ha supplito nell’emergenza ma non ha evitato le ferite più profonde. A seguire la logica dei numeri, alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano, e il dato sale al 45% in matematica. Alle superiori la cifra cresce, rispettivamente, al 44% e al 51%. Le Marche stanno meglio delle regioni del Sud, dove oltre la metà degli allievi non raggiunge la soglia minima di competenze in italiano ed è sotto il livello minimo in matematica, ma sono meno performanti delle terre del nord. Il fronte dell’inglese-listening, ascoltato, qui è una spina nel fianco: le percentuali di coloro che non raggiungono il traguardo previsto al termine dell’ultimo anno della secondaria di secondo grado sono preoccupanti, salgono al 61%. 

Le differenze 
La prova-connessione esce male. Un anno e mezzo di scuole aperte a singhiozzo e di didattica a distanza non perdona: dopo l’estate, sempre secondo il rapporto, molti giovani entreranno alle superiori con conoscenze da quinta elementare. Le forti differenze tra le regioni peggiorano poi uno scenario già molto scoraggiante. In tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano in modo molto più accentuato tra gli allievi di ambienti socio-economico-culturali più sfavorevoli, con percentuali quasi doppie tra gli studenti provenienti da un contesto svantaggiato rispetto a chi vive in condizioni di maggiore agio. La certezza emerge prepotente: la pandemia e la dad hanno esasperato le disuguaglianze. Il corollario è scontato: nel nostro Paese s’investe ancora troppo poco in scuola e formazione. Quasi che l’emergenza sanitaria sia stata una cartina al tornasole. 

La strategia 
Non s’arrende, vuole entrare nelle pieghe più nascoste dei numeri, Filisetti. In ognuna. «Stiamo preparando un focus sulla situazione delle Marche, scorporando i dati, provincia per provincia; scuola per scuola. Poi a settembre ci confronteremo nello spazio di una conferenza di servizi». Il dg torna alla sintesi del rapporto Invalsi, per cercare un angolo di pace: «Siamo in linea, non siamo i peggiori». Ma già pensa alla controffensiva: «Serve una strategia, urgente». Passa alle cifre: «Durante l’emergenza Covid in tutta Italia sono stati assunti in 75mila, a tutti i livelli del personale scolastico, 2.600 solo nella nostra regione. È evidente: non è bastato». Procede per deduzione. «Non è quello l’unico vettore sul quale puntare. C’è anche la qualità». Non si tira indietro: «Sì, noi come Ufficio scolastico regionale abbiamo il compito di vegliare sull’efficienza e l’efficacia di chi opera nel sistema». Per correggere tiro e strategia rinnova l’appuntamento della conferenza di servizi. «A settembre, per ripartire».

Vale la lezione, da mettere a frutto, per Giorgia Latini «Quei dati – riprende il filo l’assessora regionale all’Istruzione – sono l’esito di un periodo difficile, in particolare per il mondo della scuola». Tenta lo scatto: «Naturalmente tutto ciò è il frutto della pandemia, una situazione che ci è anche di monito su come possa incidere la distanza nell’istruzione e nella crescita dei ragazzi. Dobbiamo allora mettere in campo tutte le idee e gli strumenti possibili affinché si possa tornare in aula in sicurezza». Non dà tregua: «Dobbiamo lavorare tutti in questa direzione. Il Coronavirus ha accresciuto anche le disuguaglianze e da questo dobbiamo difenderci, con decisione». Colma la distanza tra percezione e certezza. 



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fonte Corriere Adriatico

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