Green pass, Clementi favorevole: «Non limita le libertà personali. Il lockdown le limita»

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Green pass, Clementi favorevole: «Non limita le libertà personali. Il lockdown le limita»


ANCONA – «L’introduzione del green pass per l’accesso ad alcune manifestazioni non deve essere vista come una limitazione delle libertà personali. Se la pandemia dovesse riprendere si rischiano nuovi lockdown, e questi sì che costituirebbero una limitazione: in questo caso, paradossalmente, sarebbero i non vaccinati a limitare le libertà personali delle persone vaccinate». Il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, Massimo Clementi, si esprime favorevolmente sull’applicazione, anche nel nostro Paese, del green pass sul modello francese, pur con gli opportuni distinguo.

Il professor Massimo Clementi

Un tema che ha sollevato un acceso dibattito anche in Italia. Il pass vaccinale in “stile Macron” prevede l’accesso ai ristoranti e ai mezzi di trasporto a lunga percorrenza solo per chi ha completato il ciclo vaccinale contro il covid, e già dopo l’annuncio ha ottenuto una pioggia di prenotazioni per la vaccinazione.

Secondo il virologo Clementi, il green pass rappresenta uno strumento «per premiare chi ha avuto la sensibilità di sottoporsi al ciclo vaccinale», da applicare “cum grano salis” però. «Sono d’accordo sull’impiego del green pass – spiega -, ma andrebbe applicato con giudizio: utilizzarlo per andare a prendere un caffè al bar o per andare al ristorante, non credo sia necessario, se i locali osservano le regole. Però in alcune situazioni, dove c’è affollamento, può essere importante, come negli stadi, nelle partite che si tengono nei palazzetti al chiuso e nelle palestre che dovrebbero essere frequentate solo da chi ha completato il ciclo vaccinale».

Il professor Clementi sottolinea che con il green pass si può consentire la riapertura delle discoteche «limitando l’accesso alle persone che hanno ricevuto le due dosi di vaccino», inoltre può essere uno strumento importante anche per incentivare quella parte della popolazione ancora titubante sulla vaccinazione, come del resto avvenuto anche in Francia.

Sul potenziale rischio legato ai festeggiamenti per la vittoria della Nazionale di calcio agli Europei, il virologo spiega che se ci saranno effetti di rialzo della curva dei contagi «lo vedremo nelle prossime due settimane». «Adesso stiamo vivendo un’altra fase favorevole al virus – spiega -, perché in questo momento è arrivata la variante Delta che sta soppiantando la precedente, dando una spinta in più alle infezioni, ma si deve considerare che i ricoveri in tutta Italia sono in discesa, sia nelle terapie intensive che nei reparti di medicina».

Un trend che dimostra come «il virus, anche se più diffusivo, infettando prevalentemente le vie aeree superiori, dia origine a casi clinicamente meno gravi, mentre non dà quasi mai polmonite. Inoltre gli anziani sono coperti dalla vaccinazione, elementi che concorrono al fatto che all’incremento delle infezioni, registrato nell’ultimo periodo, non sta corrispondendo un incremento dei ricoveri».

Anche per questo, secondo il virologo, sarebbe opportuno rivedere i criteri di classificazione delle fasce di rischio per le Regioni, basandosi piuttosto che sul numero dei contagi «sull’indice di pressione sulle strutture ospedaliere».
Le due dosi di vaccino, dei sieri attualmente in circolazione, «proteggono dalla variante Delta – spiega –, in pochissimi casi può accadere che ci si infetti transitoriamente, ma non ci si ammala in modo grave, non si finisce in ospedale e non si muore per il virus. Il completamento del ciclo vaccinale protegge da tutte le varianti presenti». La vaccinazione di massa «è l’unica via di uscita dalla pandemia» ed è importante che «anche i giovani si vaccinino, altrimenti saranno a rischio con la riapertura delle scuole, a settembre, e la ripresa delle attività sportive».

Sulla terza dose, afferma «vedremo l’andamento tra settembre e ottobre e il tipo di virus che circolerà in quel momento», ma intanto la casa farmaceutica «Pfizer Biontech si è resa disponibile a modificare l’RNA per la terza dose, mirandolo alla variante in circolazione». Infine toccando il tema delle infezioni che stanno interessando Israele, spiega che queste «riguardano prevalentemente persone non vaccinate o vaccinate solo con prima dose, e le sindromi cliniche in chi si è infettato con la variante Delta, si manifestano con raffreddore e talvolta neanche quello. Certo – conclude – può infettarsi anche chi ha avuto le due dosi, perché la copertura del vaccino è del 95%, ma ripeto non finisce in ospedale».





fonte Centropagina

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