Trasferite in un Covid hotel le due studentesse di 17 e 18 anni bloccate a Corfù perchè positive

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Trasferite in un Covid hotel le due studentesse di 17 e 18 anni bloccate a Corfù perchè positive


PESARO-  Sono state trasferite nella serata di giovedì in un Covid hotel le due studentesse di Pesaro di 17 e 18 anni rimaste bloccate sull’isola greca di Corfù dopo essere risultate positive al virus prima del volo di ritorno. «E’ già qualcosa – commentano dalla struttura che le sta ospitando – ma la strada per noi è ancora tutta in salita». Le due amiche, entrambe asintomatiche, devono rispettare una quarantena di 10 giorni.


 

L’attesa

«Il che vuol dire – proseguono – che dovremo aspettare fino al 21 luglio per sottoporci a un nuovo tampone. Se darà esito negativo potremo finalmente partire e rientrare in Italia. Se dovesse invece risultare positivo…. no, non ci vogliamo nemmeno pensare. Vogliamo solo uscire il prima possibile da questo incubo». Nel Covid hotel, a circa 6 chilometri da Corfù capoluogo e non lontano dall’aeroporto, le ragazze non sono sole. Condividono l’evoluzione del virus insieme a una cinquantina di altri ragazzi, la maggior parte italiani («Diversi provengono da Roma» aggiungono), che a fine vacanza si sono imbattuti nella sorpresa che non ti aspetti. «Se non facevamo il tampone – proseguono le due amiche – non ci saremmo neanche accorte di aver contratto il Covid. Stiamo bene, un medico locale ci ha visitate a pagamento, misurandoci l’ossigenazione del sangue e la temperatura, ma non ha riscontrato problemi: il termometro segnava 36,5°, così per dire. Non abbiamo sintomi. Un’altra nostra amica, per esempio, è tornata regolarmente a Pesaro, con il tampone negativo da Corfù. Ma giusto oggi (ieri per chi legge ndr) abbiamo saputo che un altro test eseguito per precauzione ha dato esito positivo. Ma almeno lei è a casa».
L’appello lanciato
Le due giovani avevano lanciato un appello perchè si sentivano senza assistenza. Dovevano lasciare l’appartamento nel residence prenotato online ma non sapevano nè dove nè come proseguire l’isolamento obbligatorio. Avevano contattato Consolato e Ambasciata italiana ottenendo solo rassicurazioni vaghe. L’impasse si è sbloccata l’altra sera quando è stato loro comunicato che un pulmino sarebbe venute a prenderle per trasferirle nel Covid hotel che già accoglieva altre decine di ragazzi. 
Preoccupazione
«I nostri genitori sono preoccupati – commentano – e anche noi lo siamo, soprattutto per i giorni che ci aspettano. Saranno lunghissimi. Possiamo ordinare il cibo o altri generi di necessità, ma non possiamo uscire dalla nostra camera. Siamo confinate nella stanza. Dall’Italia riceviamo messaggi, i contatti dei familiari e degli amici che ci fanno sentire meno sole, ma anche la connessione internet va e viene, i collegamenti saltano ripetutamente. Diciamo che almeno abbiamo un tetto sopra la testa». E per il resto non resta che aspettare.

 



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fonte Corriere Adriatico

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