Il modello “ospedale diffuso” soffocherà la sanità pubblica

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La Regione modifica il Piano socio-sanitario «Superiamo il modello dell’ospedale unico»


 

Claudio Maria Maffei

 

di Claudio Maria Maffei*

Anche qui su Cronache Maceratesi è stata data la notizia della modifica voluta dalla Giunta al precedente Piano Socio sanitario della Regione Marche, modifica che prevede tra l’altro di tornare indietro rispetto all’Ospedale Unico Macerata-Civitanova Marche. Il modello che la Regione Marche ha scelto è quello del cosiddetto “ospedale diffuso”, che prevede in sostanza che a parole si mantengono tutti gli ospedali che già ci sono più qualcuno che viene riaperto. Nella pratica questo modello prevede il soffocamento degli ospedali pubblici e la crescita di quelli privati. Non capisco se la giunta Acquaroli non se ne è accorta o se fa finta di non essersene accorta. Non so quale delle due ipotesi sia la peggiore. La dimostrazione di questa semplice verità la si trova sempre qui su Cronache Maceratesi dove questi giorni è stata data la notizia che il nuovo giovane e brillante primario della Ortopedia di Macerata lamenta la carenza di ortopedici nella sua equipe. Purtroppo la situazione delle ortopedie pubbliche con la scelta dell’ospedale diffuso peggiorerà come peggiorerà la situazione di tutti i servizi sanitari pubblici, sia ospedalieri che territoriali. Vediamo un po’ meglio perché l’ospedale diffuso non è una gran idea.

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L’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini

Prima domanda: cosa succederà se l’idea dell’ospedale diffuso andrà avanti e quindi non si accorperanno alcuni ospedali vicini in una unica struttura e si riapriranno alcuni piccoli ospedali riconvertiti a Ospedali di Comunità? Il primo effetto sarà che mancherà il personale sia nei servizi territoriali che in quelli ospedalieri. Quel personale che già manca in modo drammatico oggi e che mancherà anche di più domani. Come testimoniato dalla ortopedia di Macerata e pure da quella di Camerino, messa anche peggio. Reparti per cui si cercano e nominano i primari, ma per cui si cercano e non si trovano gli specialisti. Ma i segnali di questa carenza sono tanti come i Servizi di Pronto Soccorso che vanno avanti con i medici delle Cooperative e come le strutture socioassistenziali per anziani gestite dai privati che se non arrivano infermieri dalle strutture pubbliche non potranno dare le ferie e così via. Del resto basta fare una botta di conti. La scelta di mantenere tutti e sei i presidi che dovevano confluire nei tre ospedali unici Pesaro-Fano, Macerata-Civitanova Marche e Ascoli Piceno-San Benedetto comporterà almeno un centinaio di medici in più e qualche centinaio di altri professionisti in più rispetto alla soluzione “ospedale unico” per quei sei presidi. Personale sottratto agli altri ospedali (compresi i tre nuovi) e ai servizi territoriali.

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Il progetto del nuovo ospedale di Macerata come era stato proposto dalla precedente giunta

L’Assessore va dicendo in giro che la Regione ha già chiesto al Ministro di alzare il tetto di spesa per il personale previsto per le Marche. Come se questo aumento equivalesse il numero di professionisti (medici, infermieri, fisioterapisti, tecnici e così via) effettivamente a disposizione. Come dimostrano gli ortopedici che non partecipano ai concorsi pubblici o che se ne vanno: per loro il problema non è il tetto, ma “la casa”. Non apprezzano il modo in cui si lavora nelle strutture pubbliche della Regione. Secondo effetto: in certi posti come i reparti di ortopedia e in generale di chirurgia pubblici sarà sempre più difficile trovare qualcuno disponibile ad andare a lavorare. Se fai il chirurgo vuoi fare tanta sala operatoria e non vuoi passare la vita professionale a fare quasi solo urgenze. Nelle Marche i troppi ospedali pubblici consentono soprattutto l’attività chirurgica in urgenza oltre a quella di alta complessità (e alto rischio) e costringono il poco personale medico a disposizione a rinunciare alla attività programmata e quindi alla propria specializzazione professionale. L’opposto di quello che avviene nelle strutture private cui la Regione ha ad esempio di fatto consegnato buona parte della chirurgia ortopedica (specie protesica) e sta cominciando a farlo con quella urologica. Altri effetti: sarà difficile realizzare quanto previsto dal Recovery Plan (o Pnrr) che prevede più assistenza territoriale e quindi più assistenza domiciliare, più telemedicina, Case della Comunità e Ospedali della Comunità che funzionano e così via col rischio che le Marche perdano quei finanziamenti. Avremo inoltre Servizi di Pronto Soccorso con parte del personale che sarà non specializzato e non sarà abituato a lavorare in quell’Ospedale. E infine il privato crescerà sempre più sia per le carenze della sanità pubblica che per la scelta che sempre più medici faranno di andarci a lavorare. Una proposta: la giunta dica con chiarezza che cosa intende per ospedale diffuso e dimostri che c’è il personale per tenerlo aperto e funzionante. Così magari come ci piace il modello dell’albergo diffuso che già ha tanti buoni esempi nelle Marche ci piacerà anche il modello dell’ospedale diffuso, per ora purtroppo più simile a quello dell’ospedale “confuso”.

*Medico e dirigente sanitario in pensione

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Fonte CronacheAncona.it

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