condannato un consulente del tribunale

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condannato un consulente del tribunale

ANCONA – Pressioni nei confronti di un consulente di parte per farsi dare una mazzetta da 20mila euro in cambio della promessa di “aggiustare” una relazione peritale a suo favore. Sono questi i termini dell’accusa che hanno fatto finire sotto processo un ingegnere di 70 anni, teramano di Bellante, all’epoca dei fatti consulente tecnico del tribunale. Per la richiesta dei soldi, in realtà mai riscossi, la procura aveva contestato al professionista il reato di tentata concussione. 

 

Il gup Francesca De Palma, invece, ha riqualificato il fatto in istigazione alla corruzione, condannando il 70enne (presente in udienza) a scontare due anni e quattro mesi di reclusione. Si procedeva con il rito abbreviato. Parte civile era la controparte dell’imputato nell’ambito della relazione tecnica che erano stati chiamati a comporre nel corso di un procedimento di fronte al giudice civile. La vittima, un ingegnere anconetano di 46 anni, avrà un risarcimento di 2mila euro. Il professionista era assistito dal legale Andrea Marini. L’imputato, invece, è stato difeso da Mirco Piersanti. A presentare un esposto in procura per far avviare le indagini era stato l’ingegnere anconetano che, nell’occasione, aveva anche prodotto delle registrazioni audio in cui emergeva tra le righe la richiesta per ottenere soldi al fine di aggiustare la relazione reclamata dal tribunale. 
I fatti si sono svolti tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. In quel periodo, entrambi i consulenti erano impegnati in una causa incardinata dalla sezione civile del tribunale. Riguardava la valenza di una polizza vita stretta da un imprenditore anconetano di 58 anni prima di perdere la vita, nel settembre del 2011, in un incidente stradale avvenuto all’altezza del Poggio. L’auto dell’uomo era volata giù dal viadotto della provinciale del Conero, senza speranza di poter ritrovare il conducente vivo. Prima della riscossione del premio, l’assicurazione aveva voluto eseguire degli accertamenti, spostando la questione in tribunale. Come ctu il giudice aveva nominato il 70enne tecnico abruzzese. I beneficiari della polizza si erano invece affidati alla parte civile. Il compito degli ingegneri era scrivere una relazione tecnica, analizzando la dinamica del sinistro proprio per capire se potessero esserci gli estremi per riscuotere i soldi (se si era trattato davvero di incidente, come poi venne appurato) oppure no, in caso ad esempio di suicidio. Stando all’accusa, l’imputato avrebbe chiesto al consulente di parte 20mila euro per stilare una relazione con conclusioni favorevoli alla riscossione del premio. Per la difesa invece la vittima dell’istigazione sarebbe stato l’imputato, che addirittura per quattro volte avrebbe rifiutato denaro offerto dal 46enne.

 



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fonte Corriere Adriatico

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